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"La responsabilità è di chi organizza. I rischi si sapevano"

Il presidente del Senato Ignazio La Russa: "Se sfili per un centro sociale illegale arrivano i violenti"

"La responsabilità è di chi organizza. I rischi si sapevano"

Il presidente del Senato Ignazio La Russa, una vita passata in politica, nelle istituzioni, ma anche nelle piazze, è indignato per quel che è successo sabato a Torino, dove nel corso di una manifestazione contro la chiusura del centro sociale Askatasuna, dieci anarchici dei centri sociali - diciamo meglio: dieci delinquenti - hanno circondato un agente e lo hanno preso a martellate.

Presidente, lei come si spiega una violenza così feroce in una manifestazione politica?

"Siamo di fronte a un utilizzo della violenza immotivato e ricercato. Non è come poteva avvenire in altre epoche che la polizia ti impediva qualcosa e si apriva lo scontro. Qui c'è una decisione preventiva di attaccare lo Stato colpendo la polizia. Una decisione politica. E quindi di attaccare i figli del popolo che vestono la divisa".

Vestono la divisa e dimostrano una grande saldezza di nervi

"Pensi se il poliziotto che è corso in difesa del suo collega avesse sparato agli aggressori. Sarebbe successo l'inferno, sarebbe scattata la rivolta contro la polizia fascista".

Ci sono responsabilità politiche?

"Sì. Da parte di quelli che dicono ogni volta la stessa cosa: la manifestazione era pacifica poi si è inserita una frangia violenta".

Non è così?

"No. Quando organizzi una manifestazione che ha l'obiettivo dichiarato di solidarizzare con un centro sociale illegale, e sai che arrivano manifestanti da tutt'Italia e anche dall'estero, sai anche che ci sarà un epilogo violento. Li conosci benissimo quelli che chiamano black bloc".

E puoi prevedere quello che succederà. Ma il corteo non era violento.

"Il corteo era la conditio sine qua non perché i black bloc potessero esercitare la violenza. Il corteo è l'acqua dentro la quale si muovono i pesci. Entrano ed escono dall'acqua molto velocemente. L'acqua li protegge. E quelli che fanno l'acqua sanno che stanno alimentando i pesci. In particolare quelli che rappresentano le istituzioni, ma non solo loro, non possono scrollarsi di dosso questa responsabilità".

Sono responsabili anche loro?

"Chi organizza e chi aderisce alla manifestazione lo sa. Allora, o è capace di buttare fuori dal corteo i violenti prima che il corteo si muova, oppure non fa partire il corteo. Fa una manifestazione senza corteo".

È possibile buttarli fuori?

"Una volta noi ci riuscivamo. Sia noi di destra che quelli di sinistra. Quando si voleva ci si riusciva".

Non basta dissociarsi?

"Non è una dissociazione quella della sinistra: è un alibi. E gli alibi sono finiti. Certo che ti dissoci dall'episodio di violenza. Ma o blocchi il corteo, o sei complice".

Si possono proibire i cortei?

"Sa quanti cortei hanno vietato a me, spesso senza alcuna motivazione? Non bastano le dita di due mani per contarli. Ora sembra che sia proibito vietare un corteo. Vietato vietare, come dicevano al maggio francese. Si può essere d'accordo ma a patto che chi sbaglia e chi è connivente, paghi senza sconti".

Giorgia Meloni ha parlato di tentato omicidio

"Certo che è tentato omicidio, quantomeno sotto il profilo di dolo eventuale. Se il martello invece che sulla schiena gli fosse finito sulla testa quell'agente sarebbe potuto morire. Giuridicamente non c'è dubbio che sia tentato omicidio. Poi, certo, bisogna individuare con certezza il colpevole, non è che si possa muovere un'accusa così grave senza essere certi. Però ci sono anche altri reati da contestare".

Per esempio?

"Adunata sediziosa, resistenza a pubblico ufficiale. E queste accuse possono essere mosse a tutte le persone che erano intorno ai dieci linciatori. Una volta in questo caso la polizia faceva un cordone e poi caricava tutti sul camion. Ora non si fa più".

Lei trova che ci sia troppa indulgenza?

"Non c'è dubbio. C'è una indulgenza politica da parte di chi difende i violenti, o non fa nulla per impedire la violenza. Poi c'è un'indulgenza che nasce dalla obiettiva difficoltà a individuare i singoli colpevoli, poi c'è un'indulgenza generale che ti impedisce di bloccare le manifestazioni finché non c'è il fatto grave. Infine c'è un metodo che capisco e giustifico: le forze dell'ordine hanno paura che succeda quello che è successo a Milano a quel poliziotto che ha sparato a Rogoredo. Cioè che in un attimo finisci sotto accusa tu perché ti sei difeso".

La paura del singolo poliziotto?

"Più generale: gli agenti hanno disposizioni di cercare di non reagire in modo da rischiare di essere accusati di essere stati loro a provocare le violenze".

Lei sarebbe favorevole a norme più adeguate?

"Non chiedo eccessi, ma quando vedi quel poliziotto a terra e i dieci che lo picchiano, capisci tutto"

Bisogna rendere più rigoroso il decreto sicurezza?

"Si possono sempre migliorare le norme, però non cambia molto se non dai la consapevolezza del loro ruolo alle forze dell'ordine".

Dalle forze politiche cosa si aspetta?

"Che le forze politiche tutte, anche quelle apertamente di sinistra, stiano dalla parte della polizia".

La procuratrice Musti dice che esistono zone grigie nella classi alte, nella borghesia, che sono conniventi coi violenti.

"È importantissimo che lo abbia detto una Procuratrice generale in un'occasione solenne come l'inaugurazione dell'anno giudiziario. Noi però già lo sapevamo".

Ieri un nuovo

episodio a Milano, un poliziotto ha risposto al fuoco e ha ferito gravemente un malvivente.

"Non conosco l'episodio. Le dico quello che dico sempre: Fino a prova contraria sono dalla parte delle forze dell'ordine".

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