Europa

Il ricatto di Parigi "Devono sbarcare tutti in Italia o non prenderemo alcun migrante"

Macron cerca la sponda di Berlino: "Roma non chiuda i porti alle Ong". Ma già la Francia non rispettava l’accordo sui numeri da ricollocare

Il ricatto di Parigi "Devono sbarcare tutti in Italia o non prenderemo alcun migrante"

Già alla vigilia il consiglio europeo dei ministri dell'Interno, convocato per discutere dell'emergenza immigrazione, non prometteva nulla di buono. Da Parigi, fonti della diplomazia hanno lasciato intendere che i conti con l'Italia non erano chiusi del tutto. Gli strascichi del caso Ocean Viking, la nave dell'Ong francese Sos Mediterranée sbarcata a Tolone, erano ancora macigni pesanti tra i corridoi dell'Eliseo.

E alla fine l'irritazione francese nei confronti di Roma si è effettivamente concretizzata. A Bruxelles, durante il vertice, il ministro dell'Interno francese Gerald Darmanin ha messo nero su bianco quella che da subito è apparsa come una minaccia verso Palazzo Chigi. «Se l'Italia ha detto non prende le navi e non accetta la legge del mare e del porto più sicuro, non c'è motivo che i Paesi che fanno i ricollocamenti siano Francia e Germania».

In poche parole, se Roma non dovesse aprire le porte alle Ong allora dovrà dire addio ai programmi di ricollocamento dei migranti. La minaccia francese parte da lontano e non è affatto nuova. Già lo scorso 9 novembre, quando la Ocean Viking si è diretta verso il porto di Tolone, l'Eliseo ha avviato un vero e proprio braccio di ferro diplomatico con l'Italia. Parigi, in particolare, si è detta pronta a non farsi carico di 3.500 migranti la cui redistribuzione era stata stabilita in base a un accordo europeo sottoscritto a giugno. E ha invitato la Germania a fare altrettanto.

La tensione, dopo che il governo francese ha accusato di atti disumani l'esecutivo italiano e ha ammonito sul fatto che nessuna nave Ong sarebbe più entrata nel proprio territorio, si è in seguito smorzata. I due presidenti, Emmanuel Macron e Sergio Mattarella, hanno tenuto una conversazione telefonica dove si è confermata la collaborazione tra le parti. Gli stessi esponenti del governo transalpino, pur confermando la condanna nei confronti dell'Italia per non aver accolto la Ocean Viking, hanno rilasciato dichiarazioni dai toni concilianti.

Ma la promessa di collaborazione è servita solo a stemperare provvisoriamente gli animi. In realtà, alla prima occasione utile, il governo francese è tornato all'attacco. «Bisogna ricordare a tutti qual è il diritto del mare ha infatti aggiunto nelle sue dichiarazioni il ministro Darmanin evidenziare che le Ong che operano nel Mediterraneo e si trovano lì evidentemente per salvare le persone e in nessun caso possono essere equiparate ad organizzazioni di passaggio e, infine, bisogna ricordare che i Paesi del Sud del Mediterraneo devono aprire i loro porti perché a volte ci sono imbarcazioni delle Ong che attraversano le loro acque territoriali e alle quali non vengono aperti i porti».

Toni in cui si evince come, secondo la Francia, le navi Ong hanno il diritto di operare e devono sbarcare solo in Italia o nei porti dell'Europa meridionale. E il tutto per ragioni ufficialmente umanitarie. In realtà il nodo è unicamente politico. Parigi non ha gradito né lo sbarco di Ocean Viking né l'annuncio dello sbarco fatto dal governo italiano prima del via libera dell'Eliseo. Un affronto o, peggio, un tradimento per Emmanuel Macron. Da qui la dura reazione e le minacce rinnovate nelle ultime ore.

La Francia però sta usando una retorica che, all'atto pratico, ha ben poco di concreto. La più grave conseguenza di un'eventuale applicazione della minaccia francese sarebbe infatti costituita dal mantenimento dello status quo. Dei 3.500 migranti che sarebbero dovuti già oggi essere in Francia, solo poche decine hanno effettivamente lasciato il nostro Paese. Per cui, nella sostanza, cambierebbe poco o nulla.

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