Il suo pieno appoggio alla riforma della Giustizia, Sabino Cassese l'aveva manifestato con chiarezza e pacatezza. Ha assistito alla escalation dei toni della campagna referendaria, divenuti sempre più virulenti, e dove in molti ha prevalso lo schieramento politico sulla valutazione concreta della riforma. Ma adesso è convinto che alla fine a far prevalere il No sia stata non la contrapposizione politica ma una visione dei problemi della giustizia diversa da quella che la riforma proponeva, e che al governo non resti che prenderne atto. "Le priorità da affrontare per la maggioranza degli italiani sono altre".
Professore, lei aveva detto che la riforma era necessaria "per ridare all'ordine giudiziario efficienza, ruolo e prestigio". Si aspettava che venisse bocciata?
"Sono uno studioso di diritto e non di comportamenti dell'opinione pubblica. Per cui non facevo previsioni".
Però si sarà fatto una idea dei motivi della sua bocciatura.
"Io penso che il significato da attribuire a questa decisione degli elettori vada cercato nella motivazione più concreta che è stata data dagli oppositori della riforma, i quali hanno quasi unanimemente detto che i problemi della giustizia non sono quelli che la riforma si proponeva di affrontare ma sono altri".
Lo squilibrio tra accusa e difesa non sarebbe un problema?
"Non secondo gli oppositori, che hanno indicato ripetutamente quali sono secondo loro le vere criticità, spiegando che ci si deve occupare invece dei quattro milioni di cause pendenti, che bisogna preoccuparsi degli otto anni di ritardi nelle decisioni delle cause civili, dei quattro anni e mezzo necessari per avere i tre gradi del processo penale. Una maggioranza che vuole ascoltare la decisione popolare non può fare altro che prenderne atto e ascoltare la decisione popolare".
Vuol dire che nel voto non ha prevalso l'obiettivo di colpire il governo?
"Esattamente. I cittadini hanno votato non sul proponente ma sulla proposta. Hanno detto che la proposta non andava bene, e che si deve ripartire da un altro punto".
Non crede che a spaventare gli elettori sia stato il rischio di un controllo della politica sui pubblici ministeri?
"È un argomento che non
esiste, una ipotesi che non può essere basata su nessun aspetto della riforma. Io resto convinto che gli elettori abbiano semplicemente individuato i problemi della giustizia diversamente da quanto abbia fatto la maggioranza".