Riforme, ddl approvato alla Camera. Comitato per il No al referendum scalda i motori

Via libera al provvedimento con 367 sì, 194 no e 5 astenuti. Ora ultimo passaggio al Senato. Il Comitato del No: "Ci sono numeri per il referendum"

Riforme, ddl approvato alla Camera. Comitato per il No al referendum scalda i motori

La Camera ha approvato il disegno di legge Boschi di riforma della Costituzione con 367 sì, 194 no e cinque astenuti. Il testo ora torna al Senato per il via libera definitivo, senza possibilità di modifiche. Alla votazione a Montecitorio hanno partecipato sette ministri ed una nutrita pattuglia di sottosegretari che gremivano i banchi del governo. Dopo la proclamazione del risultato, i deputati di maggioranza hanno brevemente applaudito. Soddisfatto il ministro Maria Elena Boschi: "Soddisfazione. Mancano ancora due passaggi, ma siamo sicuramente soddisfatti. Ora ci prepariamo per il Senato". Il governo ha infine annunciato un referendum confermativo, da tenere in autunno.

Intanto scalda già i motori il "Comitato per il no", che si batterà, nel referendum, per bocciare la riforma. A Montecitorio è stata raggiunta la quota di 126 deputati prevista per richiedere il referendum sulla riforma costituzionale. Lo ha riferito Alfiero Grandi, tra i promotori del Comitato per il No che, questo pomeriggio, ha riunito parlamentari, giuristi, sindacalisti e intellettuali per discutere della campagna referendaria contro il ddl Boschi. "Con la presenza di 'Possibile' (il movimento politico di Pippo Civati, ndr) abbiamo la certezza che almeno 126 deputati chiederanno il referendum. Se poi diventeranno 200 o anche di più sarà ancora meglio", ha detto Grandi. Al Comitato aderiscono tutti i parlamentari di Sinistra italiana-Sel, quelli di Possibile, mentre il M5S ha annunciato l'appoggio esterno. "La battaglia contro il ddl Boschi e per il No al referendum deve essere trasversale - ha spiegato nel pomeriggio Danilo Toninelli, esponente del Movimento - e faremo di tutto perchè vinca il no. L’obiettivo è affossare la riforma e il governo Renzi".

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi pubblica su Facebook una foto del tabellone dell’Aula della Camera dopo il voto sulla riforma costituzionale: "Oggi quarto voto sulle riforme costituzionali: maggioranza schiacciante in attesa di conoscere il voto dei cittadini in autunno. Stiamo dimostrando che per l’Italia niente è impossibile. Con fiducia e coraggio, avanti tutta. Due anni fa - sottolinea - nessuno scommetteva un centesimo sul fatto che questo Parlamento facesse le riforme. E invece è tornata la politica, è tornata l’Italia. I professori non più precari, la legge elettorale stabile, le tasse su case e lavoro che vanno giù, la disoccupazione che grazie al Jobs Act? finalmente scende, la giustizia civile che riduce gli arretrati: tutti provvedimenti votati da questo Parlamento".

"Questa non è una bella giornata nella storia della Repubblica", ha detto nel suo intervento in aula Mariastella Gelmini, vice capogruppo vicario di Forza Italia alla Camera. "Stiamo affrontando uno dei passaggi decisivi per cambiare in modo sostanziale le regole della democrazia. Ma proprio per la rilevanza della questione e per gli effetti, questa discussione avrebbe meritato ben altro metodo, una visione di alto profilo e mai un tema così importante poteva o doveva essere piagato a logiche politiche di parte anzi di partito come è accaduto. E invece come dimostrano anche le parole del presidente del Consiglio in merito alla politicizzazione del referendum, anzi direi alla personalizzazione del tema referendario, tutto viene tristemente piegato a interessi di parte, ad interessi di una piccola parte e di un solo partito, il Pd - ha aggiunto -. La Costituzione come sappiamo rappresenta l'identità culturale e politica di un popolo che, guardando ad essa, si riconosce come comunità unita in un solo destino. Nel momento in cui si decide di cambiare la Costituzione, bisogna chiedersi se la riforma in atto, per contenuti, per metodo, per gli effetti che produrrà, contribuirà alla aggregazione, sarà un momento di condivisione o rappresenterà l'ennesima lacerazione, l'ennesima occasione di conflitto. Ebbene dinnanzi a questa domanda nel caso della riforma in atto la spaccatura, le divisioni e quindi la delegittimazione della politica sono sotto gli occhi di tutti! Il tutto è ancora più grave e surreale e ingiusto nei confronti del Paese, perché avviene in un tempo in cui la democrazia è sospesa, con un governo che non è mai stato legittimato dagli italiani, un governo che si regge su un premio di maggioranza dichiarato incostituzionale e con il leader del centrodestra espulso dal Parlamento sulla base di una sentenza ingiusta e quel che è peggio violando il principio di irretroattività della legge penale".

"Con oggi parte la campagna referendaria", dice Alfonso Quaranta (Sel) durante la dichiarazione di voto sulla riforma. "Osserva che Renzi ha convinto della bontà di questa riforma solo il signor Verdini". Quaranta punta il dito sulla "mancata semplificazione, sul fatto che non diminuiscano i costi della politica, e definendo alcune parti del testo come «simili al prospetto informativo di una banca per quanto sono oscure".

Se il Pd esulta ("È una giornata storica - scrive su twitter il senatore del Pd Andrea Marcucci -. Grazie al Pd, alla maggioranza del governo Renzi siamo ad un passo dall’approvazione della riforma. La volta buona". Gianni Cuperlo, leader di Sinistra dem, in una nota osserva che "sul referendum confermativo penso sarebbe uno strappo gravissimo trasformare quel passaggio in un plebiscito personale o comunque in un voto estraneo al merito della riforma. Cambiare, innovare, è un’esigenza matura. Ma bisogna farlo con la cura e la maturità necessaria. In questo senso, per quanto mi riguarda, lo sbocco finale di questo percorso non è scontato finché non saranno chiari caratteri e qualità della democrazia che sarà destinata a uscire da questa stagione di riforme", aggiunge Cuperlo. "Ora - anche con gli strumenti della legge ordinaria - si tratta di affrontare aspetti decisivi del futuro assetto delle nostre istituzioni, con una attenzione particolare alle modalità di elezione dei futuri senatori, a ruolo e regole per la vita dei partiti, a un riordino delle Regioni attuali e all’equilibrio tra il principio della rappresentanza e quello - non meno rilevante - della rappresentanza".

Su Facebook Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia, commenta il voto di oggi: "E mentre tutti discutono di unioni civili, governo e maggioranza approvano in quarta lettura il ddl Boschi che ammazza la democrazia in Italia. Nessuno è ai livelli di
bravura della sinistra quando si tratta di operazioni di distrazione di massa".

Immagine strip mobile Immagine strip desktop e tablet

Commenti