Pensioni, si cambia: chi rischia il taglio dell'assegno

Oggi nuovo tavolo tra il governo e i sindacati per discutere sulla riforma delle pensioni. Dubbi sul metodo contributivo pensato dal premier Draghi

Rischio botta sulle pensioni: chi avrà l'assegno tagliato

Nella giornata di oggi è prevista una riunione indetta dal presidente del Consiglio Mario Draghi con i rappresentanti della Cgil, e sul tavolo saranno poste anche le simulazioni effettuate dal sindacato relativamente al tema pensioni. Effettuare un ricalcolo dell'assegno con il metodo contributivo porterebbe ad una perdita netta stimata fra il 20 ed il 35%.

Dopo lo sciopero, dunque, è tempo di trattative. L'intenzione da ambo le parti, esecutivo e sindacati, è sondare le rispettive posizioni. "Vediamo se c'è davvero la volontà del governo di avviare un confronto e non solo un ascolto per superare le rigidità della legge Fornero", è quanto ha dichiarato, come riportato da Repubblica, il segretario confederale Cgil e responsabile previdenza Roberto Ghiselli.

A restare sicuro, è il fatto che dopo il superamento di Quota 100, misura di stampo leghista, il prossimo anno l'uscita dal mondo del lavoro sarà possibile con Quota 102, che consiste nel raggiungimento di 64 anni di età e 38 di contributi. Dal 2023, tuttavia, resterà in effetti quanto stabilito dalla legge Fornero, ossia pensione ai 67 anni oppure con 42 anni e 10 mesi di contributi, con un anno in meno per le lavoratrici.

A quanto pare, però, Mario Draghi vorrebbe concedere alcune flessibilità in uscita, ma non tramite l'introduzione di nuove Quote. Si parla piuttosto di una sorta di Opzione Tutti, con la possibilità di pensione associata ad un assegno calcolato in base a quanto versato. Un ritorno al piano contributivo, dunque, ma "in modo sostenibile per i conti".

Se ciò avvenisse, tuttavia, dovranno per forza essere effettuati dei ricalcoli sulle pensioni, ed alcune categorie potrebbero essere penalizzate. Un taglio per chi si trova nel sistema misto ed ha diversi anni lavorati precedentemente al 31 dicembre 1995. Anni conteggiati nel sistema retributivo. Un esempio in tal senso lo si è già visto con Opzione Donna: alcune lavoratrici si sono pensionate prima del tempo stabilito, a 58 o 59 anni, ma in questo modo hanno perso un terzo del loro assegno. Il timore è che con Opzione Tutti si possa verificare la medesima situazione, ecco il perché dei dubbi delle associazioni sindacali. "Non viene rispettata la neutralità attuariale: lo Stato alla fine ci guadagna, il lavoratore prende meno soldi", è quanto segnalano dalla Cgil. C'è poi l'intenzione di porre rimedio a quelle che sono state definite come "iniquità" della legge Fornero, specie per quelle categorie totalmente contributive che hanno cominciato a lavorare dal 1996.

Quanto ai giovani, ed ai 40enni e 50enni, c'è il rischio che venga spostata l'età di uscita addirittura dopo i 70 anni. La stessa Ocse ha lanciato l'allarme a tal proposito. In quest'ultimo caso esaminato, lo scenario che si delinea è la possibilità di avere un'uscita anticipata solo se viene raggiunta una pensione multipla dell'assegno sociale. L'incasso della pensione avverà in età decisamente avanzata per coloro che hanno lavorato in modo discontinuo, situazione ormai comune a molti. Si parla di giovani, ma anche di donne, precari e partite Iva.

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