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Dalla Russia arriva ancora il 10% di energia. Si cerca lo sblocco del metano già in Austria

L'ad di Eni Descalzi al Quirinale: "Abbiamo bisogno di infrastrutture. L'inverno? Si è fatto il possibile ma ci sono variabili fuori controllo"

Dalla Russia arriva ancora il 10% di energia. Si cerca lo sblocco del metano già in Austria

Una delle perdite dal Nord Stream 2 non si è fermata, al contrario è aumentata. Dopo che Gazprom aveva annunciato la fine delle fughe dal gasdotto sottomarino danneggiato, la Guardia costiera svedese rilancia l'allarme. Durante un sorvolo sui punti di fuoriuscita effettuato nelle ultime ore, hanno spiegato le autorità di Stoccolma, la perdita dal Nord Stream 1 non era più visibile e si può quindi considerare esaurita. Tuttavia, «quella più piccola, proveniente dal Nord Stream 2, è invece leggermente più grande» di domenica e misura «circa 30 metri di diametro». Una constatazione che contrasta con quanto già riferito dall'operatore del gasdotto che collega la Russia alla Germania, Nord Stream AG, e confermato dal principale azionista, il colosso russo Gazprom. Sull'origine dei danni, intanto, continua lo scontro. «Non è chiaro con chi collaborare per ripristinare il flusso del Nord Stream», perché su questa vicenda l'Occidente «è isterico», ha accusato il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, tornando comunque a rassicurare sulla possibilità di riparare i metanodotti. Intanto, Gazprom ha evocato la possibilità di tornare a fornire gas all'Europa in tempi brevi attraverso la linea B non danneggiata del Nord Stream 2, la cui entrata in funzione era stata bloccata dalla Germania alla vigilia dell'invasione dell'Ucraina. Oltre ai due rigassificatori galleggianti in arrivo in Italia sarebbe utile riavviare quello fisso di Gioia Tauro, ha affermato l'Ad di Eni Claudio Descalzi, a margine dell'Eni award 2022 al Quirinale. «Il gas ci accompagnerà ancora per molto tempo - ha spiegato il manager - e quindi abbiamo bisogno di una ridondanza di infrastrutture». Per quanto riguarda il prossimo inverno, l'ad di Eni ha osservato che «noi abbiamo fatto tutto il possibile per essere in una posizione positiva ma siamo in una interconnessione globale quindi ci sono variabili di sistema che non sono sotto controllo». «Il contributo addizionale di questo gas russo, che speriamo ritorni, è fondamentale: 20 milioni di mc al giorno sono il 9-10% del supply che arriva in Italia». «Lo sforzo lo abbiamo fatto con i tubi, il resto verrà dall'Lng e se non avremo rigassificatori il gas che viene dall'Angola, dalla Nigeria, dall'Egitto andrà da altre parti, in quei paesi che hanno rigassificatori».

Intanto il prezzo del gas naturale in Europa continua a scendere e all'hub di riferimento Ttf il contratto future di novembre cede oltre il 10% a 169,8 euro per megawattora. Secondo Gazprom, nei primi nove mesi di quest'anno, in base a prime stime preliminari, la domanda mondiale è diminuita di circa 40 miliardi di metri cubi; la quota totale dell'Ue e del Regno Unito nella riduzione della domanda globale è quasi del 90%. Inoltre, lo stop di gas russo che entra da Tarvisio dovrebbe risolversi entro la settimana e ad assicurarlo è ancora l'ad di Eni, aggiungendo che il gruppo petrolifero è pronto a fornire le necessarie coperture. Lo stop «è dovuto al fatto che Gazprom avrebbe dovuto dare garanzie monetarie al trasportatore austriaco che porta il gas dall'Austria all'Italia, cosa che prima non c'era e Gazprom non ha pagato», spiega Descalzi. Noi stiamo vedendo come sia possibile subentrare o al trasportatore o a Gazprom. Sui tempi Descalzi precisa: «Il gas è già in Austria in questo momento, il gas non è nelle mani di Gazprom, è rimasto in Austria e in Germania. Sto facendo fare una analisi di compliance ed entro questa settimana spero che questo problema possa essere risolto».

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