Carlo Freccero oggi ha 79 anni. Ha attraversato, sempre in ruoli di vertice, tutta la storia della televisione italiana, privata e pubblica. È un creativo. È sempre stato fuori dagli schemi e non ha mai fatto parte di una scuderia.
Freccero, dopo la tragedia di Modena molti dicono che vada abolita la legge Basaglia e debbano essere riaperti i manicomi. Lei cosa ne pensa?
"Penso che sia l'ennesimo depistaggio. Si vuol evitare che il colpevole venga additato come un immigrato di seconda generazione e allora bisogna dire che è un pazzo. Io dico che questo (possibile) atto di terrorismo che ci presentano come eccezionale e isolato, ha precedenti nelle altre realtà europee come ad esempio in Francia. Il problema è l'integrazione, non certamente la legge Basaglia".
L'integrazione non funziona?
"Mi chiedo: è possibile integrare chi ha tendenze e interessi culturali opposti ai nostri? Ricordo con chiarezza le sommosse nelle Banlieu parigine che contrapposero gli immigrati di seconda generazione a Sarkozy. Poi ricordo le manifestazioni recenti, imponenti, in Olanda e in Inghilterra, contro l'immigrazione. Questi fatti ci spiegano molte cose sul perché del successo dei paesi sovranisti".
Garlasco, lei è convinto dell'innocenza di Alberto Stasi?
"Le nuove indagini dicono che Alberto era fuori dalla scena del delitto. Ha fornito un alibi che regge, perché al momento in cui Chiara Poggi fu uccisa lui stava lavorando al computer. Certo che sono convinto della sua innocenza. E penso che la condanna fu ingiusta ed emessa in base a falsificazioni e senza uno straccio di prova.
Fu condannato anche dalla stampa, all'epoca
"Per la stampa scandalistica è sempre stato il biondino dagli occhi di ghiaccio, il gelido assassino che telefona alla polizia senza la minima commozione nella voce. Un linciaggio mediatico basato sulla mozione degli affetti e su quel tipo di propaganda che tende a fare del femminicidio l'unica forma di delitto e di violenza esistente e perseguibile".
C'è qualcosa che non va nella magistratura?
"Al contrario. In un momento in cui ogni forma di potere tende ad espandersi a scapito delle altre, il potere giudiziario sembra oggi l'unica istituzione capace di mettersi in discussione e di trovare al suo interno gli anticorpi necessari al suo risanamento. All'epoca di Mani Pulite la magistratura, a torto o a ragione, pose sotto processo la politica. Oggi la nuova Mani pulite è portata avanti dalla magistratura contro la magistratura stessa".
Oggi lei si definisce garantista?
"Sono da sempre garantista. Per me conta Beccaria. Nel dubbio è meglio un colpevole libero che un innocente in carcere. Mi sono ricordato in questi giorni dello storico processo Bebawi, anni sessanta. Lì ci fu garantismo vero".
Ce lo ricordi.
"Una coppia di coniugi aveva assassinato l'amante di lei. Giovanni Leone, grande avvocato e futuro presidente della Repubblica, riuscì a farli assolvere entrambi perché dimostrò che uno solo di loro era colpevole, e non si sapeva chi dei due. Allora il diritto era garantista. Oggi, dopo che siamo stati culturalmente colonizzati dal pensiero americano di stampo puritano, i diritti dell'innocente vengono spesso sacrificati in nome di due valori che non appartengono alla nostra cultura: il diritto alla vendetta dei familiari della vittima e il problema della sicurezza collettiva".
Quando nel 1983 arrestarono Enzo Tortora lei cosa pensò?
"Mi misi completamente a disposizione della difesa, con l'unica arma che avevo: la tv, che mi dava la possibilità di contrapporre la verità alle follie sostenute dall'accusa".
Lei è di sinistra?
"La dialettica destra/sinistra è tipica dell'era della produzione materiale. Nell'epoca della finanza, quella che viviamo oggi, la contrapposizione destra-sinistra è sostituita da una contrapposizione alto/basso, tra élite e popolo. Attualmente si impone soprattutto lo sfruttamento dall'alto verso il basso tramite la finanza. Io sono sempre stato dalla parte del più debole. Voglio difendere i diritti di chi non ha diritti. In questo senso non ho mai cambiato verso dalla mia giovinezza".
Che idea ha della sinistra di oggi?
"Non mi riconosco in nessun partito politico. Lo spartiacque definitivo è costituito dalla pandemia, periodo nel quale la sinistra ha condiviso tutti i provvedimenti repressivi e contrari ai diritti costituzionali. Oggi l'unica verità che ci è imposta è il neoliberismo. E la sinistra ne ha dato la sua interpretazione con la teoria della Terza via di Blair e compagnia".
Sono passati 10 anni dalla morte di Marco Pannella. Chi era?
"Ho un ricordo magico. Trascorsi con lui, insieme a un caro amico che ora non c'è più e la mia fidanzata, un capodanno diverso da tutti gli altri, perché anziché partecipare ad una festa, partecipammo a una marcia antimilitarista al carcere di Peschiera. Conservai con Pannella rapporti amicali, appoggiai alcune anzi molte battaglie, ma non mi sono mai sentito fino in fondo radicale".
Quanto pesa la Tv in politica?
"Due milioni di persone sono uscite dall'astensione
e hanno votato al referendum contro Giorgia Meloni perché ogni sera per trenta o quaranta secondi i Tg mandavano in onda le immagini della rovina di Gaza, che lavoravano sull'inconscio dello spettatore. Si pensa con gli occhi!".