Più Ilaria Salis parla, più la sua posizione diventa insostenibile e le sue giustificazioni inverosimili. Dopo la scoperta de Il Giornale della residenza condivisa con il suo assistente parlamentare Ivan Bonnin, la Salis ha continuato a negare che tra i due vi sia una relazione. Quando era stata trovata durante un controllo di polizia nella stessa camera di hotel con il suo assistente alle 7 di mattina, aveva detto che era solo "un caro amico" che "si era appoggiato" e ora, non potendo più tacere di fronte all'evidenza, affida la sua risposta in un'intervista a Repubblica con risposte surreali.
La Salis sostiene di essere "bersaglio di una campagna della destra che arriva a spiarmi in casa" e di subire una "attenzione morbosa per la mia vita privata". All'europarlamentare di Avs non sfugge che a nessuno interesserebbe della sua vita privata se non fosse stata lei a nominare un assistente parlamentare (stipendiato con soldi pubblici) con cui c'è un rapporto che, alla luce delle evidenze emerse, va oltre la semplice amicizia contravvenendo così al regolamento europeo secondo cui "i deputati non possono chiedere l'assunzione o il ricorso ai servizi del proprio coniuge o partner stabile in un'unione di fatto".
Così la Salis, per negare vi sia una relazione stabile con il suo assistente, dà una serie di giustificazioni consone più a un cabarettista che a un europarlamentare. Alla domanda sul perché condividesse una camera di hotel con il suo assistente risponde: "È uno dei miei quattro assistenti, il più stretto, viaggiamo insieme e si è appoggiato nella mia camera. Non è raro per gli europarlamentari" E poi Salis dice che non avendo la scorta, così si sente protetta. Della serie tutti gli europarlamentari dormono in camera con il proprio assistente. Ma il teatro dell'assurdo è solo all'inizio e, sollecitata a spiegare lo stesso indirizzo di residenza, la Salis afferma: "Dall'inizio del 2025 fino a marzo scorso l'ho fissata in un appartamento di proprietà di Bonnin. Questo non significa che abbiamo una relazione stabile o che viviamo insieme".
Così, invece di assumersi le proprie responsabilità, torna ad accusare i suoi colleghi europarlamentari (lo stile non è la specialità della casa) affermando "sono stata coinquilina di molti altri amici in passato. E non sono stata certo l'unica parlamentare ad averlo fatto".
La Salis ha una risposta per ogni obiezione: il cambio di residenza il giorno successivo che è stata trovata nella camera di hotel con il suo assistente? Colpa della destra che "strumentalizza" e "fa manipolazione".
Non può mancare nella sua intervista, che doveva essere un modo per offrire una spiegazione plausibile alla vicenda del suo assistente ma finisce per diventare l'ennesimo clamoroso autogol, la carta del vittimismo. "Qualsiasi cosa faccio viene usata contro di me, un accanimento" perché "sono donna, di sinistra, antifascista".
Ma i colpi di scena non finiscono qui perché a rispondere alla domanda sulla residenza di Bonnin a Milano invece che nel luogo di sede dell'Europarlamento è lo stesso Bonnin invece della Salis, a testimonianza di come sia lui il vero ideologo al punto di rispondere alle domande al posto del suo datore di lavoro. Sorge infine spontaneo chiedersi fino a quando la Salis continuerà a prendere in giro gli italiani che nel frattempo continuano a pagare il suo stipendio e quello del suo "caro amico" Bonnin.