Scatta l'effetto Putin. La Scandinavia si sente vulnerabile e abbandona il pacifismo

Norvegia, Svezia e Finlandia cambiano le strategie di difesa. Si passa dal rafforzamento della leva all'aumento delle spese militari. È l'effetto dei nuovi squilibri geopolitici scatenati dall'attacco russo

Scatta l'effetto Putin. La Scandinavia si sente vulnerabile e abbandona il pacifismo

Neutralità e pacifismo sono termini ormai consegnati alla storia anche nelle tranquille terre del nord Europa. Anzi proprio lì, tra i ghiacci dell'Artico e le brezze tese del Mar Baltico, i nuovi squilibri geopolitici scatenati dall'attacco russo all'Ucraina hanno già fatto sentire i loro effetti.

Nelle acque profonde del lago nordico, fondamentali infrastrutture energetiche sono state prese di mira non si sa bene da chi, e forse non lo si saprà mai. Il Nord Stream che legava i destini del gas della Germania alla Russia è stato fatto saltare in aria nell'autunno 2022. Un altro gasdotto, il Balticconnector, condotta bidirezionale che collega Finlandia ed Estonia, è stato tranciato di netto appena un anno dopo, causando difficoltà nell'approvvigionamento energetico dei due paesi. Le indagini sul primo incidente si sono arenate di fronte al groviglio di sospetti che coinvolge anche paesi alleati della Germania, quelle sul secondo si indirizzano verso l'àncora maldestra di un cargo cinese.

Ma i colpi alle due infrastrutture, per quanto di natura diversa, mostrano la vulnerabilità del sistema di difesa scandinavo, sebbene oggi la regione, dopo le adesioni di Svezia e Finlandia, sia tutta ben incardinata nella Nato. Così i singoli paesi corrono ai ripari, mettendo mano alla spesa militare. Finlandia, Norvegia e Danimarca hanno recentemente annunciato consistenti aumenti dei rispettivi budget per la difesa, che in alcuni casi vanno oltre il minimo richiesto dalla Nato del 2 per cento del Pil. E che sono segnati da un tratto comune: il rinforzo del servizio di leva, quella tanto vituperata naja scomparsa in quasi tutti i paesi dell'Europa occidentale con la fine della Guerra fredda.

La Finlandia, i cui timori verso la Russia affondano in quella Guerra d'inverno del 1939 che fu raccontata agli italiani dai reportage di Indro Montanelli, fa della dalla coscrizione maschile la spina dorsale del piano di ammodernamento del suo sistema difensivo. Già oggi sono ventimila i soldati che ogni anno svolgono il servizio di leva obbligatorio, come i giovani del reggimento cacciatori delle guardie di Santahamina, l'isola al largo di Helsinki da cui dipende la difesa strategica della capitale e quindi del cuore politico del paese. E godono del sostegno di larghissima parte della popolazione: secondo l'ultimo sondaggio annuale, il 79 per cento dei finlandesi si dice disposto a difendere il paese con le armi in caso di attacco, anche se l'esito del conflitto fosse incerto.

Con mille e trecento chilometri di confine con la Russia che attraversa foreste fitte, dove il limes si frantuma, si confonde e diventa incerto, i pericoli appaiono più concreti, nonostante il nuovo ombrello protettivo della Nato. La Finlandia è l'unico dei paesi scandinavi a non aver ridotto le sue spese militari dopo la caduta dei muri e la fine dell'Unione Sovietica: ha una delle più grandi forze di artiglieria in Europa e produce i propri fucili e munizioni. Alla riserva appartengono 870.000 soldati, di cui 280.000 potrebbero essere mobilitati immediatamente in caso di guerra.

Ora una parte dei 6 miliardi e mezzo di euro stanziati nel bilancio 2024 serviranno anche a modernizzare l'impianto delle forze armate, oltre che a rinforzare le linee di confine con strutture di frontiera resilienti e a puntellare il Pelastuslaitos, il servizio di emergenza di protezione civile che affianca il braccio militare nel sistema di difesa finlandese. A esso fanno capo, ad esempio, i 50.500 rifugi disseminati in tutto il paese, dotati di riserve strategiche di cibo e carburante, in grado di offrire protezione a poco meno di 4,8 milioni di persone, quasi il 90% dell'intera popolazione.

Il rafforzamento del contingente di leva è anche al centro del piano di riarmo della Norvegia. Qui, come in Svezia e a differenza della Finlandia, il servizio non è obbligatorio ma volontario. Prevede una prima selezione attraverso test attitudinali degli studenti all'ultimo anno di scuola superiore: coloro che risultano idonei, vengono poi contattati dall'esercito e invitati a fare il servizio militare. È un sistema che piace anche al ministro della Difesa tedesco Oscar Pistorius, che nelle settimane scorse è andato a studiarselo a Stoccolma con la speranza di poterlo introdurre anche in Germania. In Norvegia funziona bene, ma le autorità politiche e militari intendono ora perfezionarlo, per aumentare entro il 2036 i coscritti dagli attuali 9 mila a 13.500 all'anno. Dodici anni di tempo, non pochi. Ma il ministro della Difesa Bjørn Arild Gram è convinto che la gradualità sia la carta vincente e assicura: Le forze armate norvegesi sono destinate a crescere, il governo aumenterà nei prossimi anni le assunzioni del 50 per cento, accrescendo il numero dei coscritti di 4.500 soldati all'anno e portando così la quota dei richiamati sui selezionati dal 15 al 25 per cento.

Per gestire l'aumento il ministero ha bandito 400 nuovi posti di lavoro nell'amministrazione e per rendere la leva più attraente ha stanziato finanziamenti per l'ammodernamento di caserme e strutture complementari. Le persone sono la risorsa più importante delle nostre forze armate, ha affermato Gram, dobbiamo prenderci più cura delle persone che già abbiamo e ne abbiamo bisogno di nuove per avere un numero sufficiente di soldati con le competenze giuste al momento giusto.

E in Danimarca il primo ministro Mette Frederiksen ha da poco annunciato un disegno di legge per estendere e uniformare il numero delle donne arruolate nell'esercito, come parte di un piano per rafforzare la difesa danese che comprende anche l'allungamento del periodo del servizio di leva. Oggi tutti gli uomini danesi, al compimento del diciottesimo anno di età, sono obbligati a partecipare a un giorno della difesa, nel quale si viene sottoposti a una serie di test per determinare se si è idonei al servizio militare. I selezionati vengono poi scelti in maniera un po' bizzarra: attraverso un'estrazione della lotteria, giacché finora le esigenze delle forze di difesa danesi sono state inferiori al numero effettivo di potenziali coscritti idonei.

Anche le donne possono esercitare il diritto alla leva, e quindi essere richiamate alle armi, ma possono ritirarsi durante lo svolgimento, se lo desiderano. L'anno scorso, 4.700 danesi hanno prestato servizio militare, un quarto dei quali donne. Con la piena uguaglianza di genere, il governo danese spera di aumentare il numero dei coscritti ad almeno 5.000 all'anno.

Proteggere il proprio paese è una delle cose più onorevoli che si possano fare, ha detto il primo ministro, non abbiamo dubbi che una maggiore uguaglianza di genere creerà una difesa più moderna e diversificata che riflette i tempi in cui viviamo.

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