Quattro scenari per il Quirinale: cosa può succedere

I partiti non escono allo scoperto e ognuno attende la mossa dell'altro: nelle prime votazioni si rischia di andare alla cieca. Poi tutto può cambiare

Corazzieri di guardia all'ingresso dello studio del capo dello Stato
Corazzieri di guardia all'ingresso dello studio del capo dello Stato

A 18 giorni dall'inizio della partita per il Quirinale si deve fare i conti ancora con una scatola chiusa. La sfida inizierà ufficialmente lunedì 24 gennaio, quando per le ore 15 è stato convocato il Parlamento in seduta comune. Prenderà così il via la corsa che, si spera in tempi brevi, porterà all'elezione del prossimo presidente della Repubblica. Al momento però nessuno dei partiti vuole uscire allo scoperto: si preferisce tenere le carte coperte e ognuno attende la mossa dell'altro. Il rischio è che alle prime votazioni si vada alla cieca.

Gli scenari per il Quirinale

In merito il Corriere della Sera ha raccolto l'opinione di Clemente Mastella, veterano della politica, che ha provato a fornire una serie di percentuali sull'eventuale successore di Sergio Mattarella: "Direi Mario Draghi al 30%, Silvio Berlusconi al 25%. Dopodiché se la possono giocare Giuliano Amato e Pier Ferdinando Casini. Non vedo una donna". Sullo sfondo un senatore esperto del gruppo Misto assicura che "non esiste né una regia occulta, né una in chiaro" e avvisa: "Tutto può succedere. Ci sono almeno quattro scenari aperti".

Ma quali sono i quattro scenari di cui parla l'esperto senatore? Due riguardano Sergio Mattarella e Mario Draghi: vengono definiti "emergenziali", poiché a quel punto l'elezione del capo dello Stato sarebbe dettata da esigenze legate alla pandemia. Gli altri due invece prevedono un personaggio politico al Colle e Draghi ancora alla guida del governo.

Le mosse dei partiti

Sebbene i partiti si guardino bene dal portarsi troppo in avanti, è evidente come tutti abbiano iniziato a tracciare qualche punto fermo. Il centrodestra giura compattezza se Silvio Berlusconi dovesse candidarsi ufficialmente. Antonio Tajani di Forza Italia mostra ottimismo: "Dalla quarta votazione possiamo farcela". D'accordo anche il leghista Matteo Salvini: "Perché Berlusconi no? Se avesse i numeri non c'è articolo di Costituzione che preveda che Letta possa mettere veti". L'ok è arrivato pure da Giorgia Meloni, che al Quirinale vuole un patriota: "È un profilo che mi tranquillizza".

Il Partito democratico non sembra ancora aver partorito una linea ben precisa. Allo stato attuale l'unica priorità dei dem sembra esser quella di scongiurare l'elezione di Silvio Berlusconi. Il Pd probabilmente la settimana prossima si riunirà per concordare una strategia, sperando che il fronte giallorosso possa arrivare saldo alla partita per il Colle.

A spingersi oltre è stato il Movimento 5 Stelle. Troppo oltre forse, viste le infinite piroette nel giro di pochi giorni. Prima una donna, poi il "no" al Draghi e dopo ancora il dietrofront. Ma l'ultima opzione messa sul tavolo è quella del Mattarella bis: l'augurio di molti pentastellati è che tutto il Parlamento, considerata l'emergenza pandemica in atto in Italia, chieda all'attuale presidente della Repubblica di rimanere ancora in carica.

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