Scuse e minacce. L'arringa di Davigo che ormai parla come un imputato

Il "Dottor Sottile" prova a difendersi sul caso Amara: "Per le cose importanti le modalità possono essere derogate". Insomma, ora scopre che ci si può comportare in contrasto alle norme

Scuse e minacce. L'arringa di Davigo che ormai parla come un imputato

«Per le cose importanti le modalità possono essere derogate». L'uomo della applicazione ferrea della legge, il magistrato che per trent'anni ha liquidato come cavilli da azzeccagarbugli i tentativi di interpretare le norme, adesso che tocca a lui scopre che si può anche comportarsi diversamente da quanto sta scritto nei codici. Piercamillo Davigo, arrivato al dodicesimo giorno della enorme grana dei verbali del pentito Piero Amara, da lui ricevuti brevi manu dal pm milanese Paolo Storari, affida l'altra sera a Di Martedì la sua autodifesa. Il «Dottor Sottile» non è indagato, per la Procura di Roma lui nel pasticcio combinato da due suoi stretti conoscenti - per primo Storari, poi la segretaria Contrafatto che manda le carte ai giornalisti - è solo un testimone. Ma Davigo, a buona ragione, si sente sotto tiro. Sa che se lui si fosse comportato diversamente, rifiutando di ricevere quelle carte da Storari, la storia sarebbe finita lì. Così la sua intervista televisiva finisce col somigliare a una sorta di arringa difensiva.

Il problema è che la sera prima Nicola Morra, presidente grillino della Comissione Antimafia, aveva raccontato in tv una scena surreale, accusando Davigo di avergli mostrato di soppiatto, sulla tromba delle scale nella sede del Consiglio superiore della magistratura, la pagina dei verbali dove Amara accusava Sebastiano Ardita, membro del Csm e arcinemico di Davigo, di fare parte della fantomatica «Loggia Ungheria». L'accusa di Morra è micidiale, se fosse vero sarebbe senza dubbio un reato: e infatti Davigo nega tutto, «Morra ricorda male e dice cose fantasiose. Non gli ho fatto vedere nessun verbale».

In una manciata di ore arriva la controsmentita di Morra: «Confermo quanto ho ribadito all'autorità giudiziaria». Cioè l'incontro al Csm con Davigo che gli fa vedere il foglio, «di una procura del nord», con le accuse a Ardita.

Quello che Davigo non può negare, è di avere ricevuto i verbali da Storari. Nessuna norma lo prevede, specie con quelle modalità. E qui si appella all'interpretazione, «la regola è informare il Csm, le modalità sono un'altra cosa». Ricorda che Storari non poteva rivolgersi alla Procura generale di Milano, come da prassi naturale, perché il procuratore era andato in pensione e non era stato sostituito, e «nella mia esperienza è difficile che il reggente prenda decisioni che creino situazioni irreversibili»; e mandare i verbali per posta al Csm «sarebbe stata una follia» perché «non ci sono canali riservati». L'incontro con Storari nasce a fin di bene, insomma. E sospettare Davigo di avere avuto un ruolo nel successivo volantinaggio dei verbali «è assolutamente folle, la mia vita parla per me».

Ce n'è anche per Matteo Renzi, che - dice Davigo - «avrà presto notizie dai miei legali». Ma ce n'è anche e soprattutto per la Procura di Milano, la vecchia squadra di Davigo, l'ufficio dove ha lavorato per vent'anni accanto all'attuale capo, Francesco Greco. E che Davigo accusa di avere violato le regole, tenendo ferme per mesi le accuse di Amara sulla «loggia Ungheria»: «L'iscrizione della notizia di reato deve avvenire immediatamente dice il Codice, non è che il pubblico ministero può decidere di non procedere. Se decide di non procedere deve chiedere l'archiviazione al giudice». A Milano non accade nessuna delle due cose, e quel giorno «Storari mi dice che è seriamente preoccupato». Eppure, accusa Davigo, Amara non era considerato un calunniatore: «Sarà anche stato screditato ma fino a quel momento, e anche dopo, la Procura di Milano lo ha ritenuto attendibile sia in una relazione che ha fatto sia indicandolo come teste in un importante processo». Ovvero nel caso Eni, dove si cercò di usare Amara per costringere il giudice a farsi da parte.

Ecco, questa è l'unica cosa sicuramente vera.