Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 10:15
In evidenzaAggiornato alle ore 10:15
Governo

Se i film non sono poveri ma belli

Come finanziare il cinema

Tax credit, la procura di Roma apre cinque fascicoli di indagine

Continua la battaglia di una parte del mondo del cinema per l'assegnazione dei fondi pubblici e la ridefinizione del tax credit. Ieri si è pronunciato il regista Sydney Sibilia alla presentazione dei palinsesti cinema e serie tv della Rai. Era stato Nanni Moretti, durante la cerimonia finale della Mostra del cinema di Venezia, a chiamare alla mobilitazione contro la riforma voluta dall'ex ministro Gennaro Sangiuliano. C'è da dire una cosa: tutti sapevano che la situazione creata dal precedente ministro, Dario Franceschini, era insostenibile e andava cambiata. Si può, anzi si deve, discutere di percentuali e altri dettagli ma finanziare film sui quali grava addirittura l'incertezza della distribuzione non è la strada giusta. La cosa andava a detrimento di chi i film li porta davvero nelle sale, infatti questi ultimi erano (e sono) tutti d'accordo sulla necessità di una piccola svolta. Poi c'è un'altra questione, difficile da mettere a fuoco perché si entra nel merito artistico. C'è da chiedersi quale sia lo stato del cinema italiano, a prescindere dalla vicenda politica. Ieri, il quotidiano economico Italia Oggi faceva notare che ci sono diciannove film in corsa per giocarsi l'Oscar. Quindici sono giù uscite e hanno incassato una miseria (8,2 milioni di euro, media incassi di 550mila euro circa). Quattro sono al debutto. Ci sono Parthenope di Paolo Sorrentino e Vermiglio di Maura Delpero, Leone d'Argento a Venezia: due film che potrebbe far lievitare l'incasso complessivo. Il meglio della produzione nazionale, per ora, non ha destato molto interesse nel pubblico. Si potrebbe dire che proprio a questo servono i finanziamenti: permettere opere coraggiose senza badare troppo al botteghino e far crescere i talenti. I finanziamenti sono di lungo corso: eppure si ha l'impressione che i grandi registi sarebbero emersi in ogni caso. Inoltre, se prendiamo i quattro film in concorso a Venezia, che è una mostra d'arte cinematografica (sottolineiamo arte) possono offrire una panoramica generale. Abbiamo visto due ottimi film (Queer e Vermiglio) e per il resto il condensato di una serie Netflix, la Prima guerra mondiale come sempre in chiave puramente pacifista e la canonica storia di mafia. Parliamo di soldi pubblici ma parliamo anche di nuove idee cinematografiche, altrimenti è tutto inutile.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.