La Sea Watch adesso preme per far sbarcare 194 migranti in Italia

Nonostante il governo sia alle prese con una delle più gravi emergenze sanitarie affrontate dal nostro paese, l'Ong tedesca Sea Watch bussa alle porte delle acque italiane per chiedere di far sbarcare 194 migranti

La Sea Watch adesso preme per far sbarcare 194 migranti in Italia

L’ultima volta che la Sea Watch ha fatto richiesta di ingresso in Italia, si è attuato uno dei più clamorosi casi politici e giudiziari sull’immigrazione per via del braccio di ferro tra l’Ong tedesca e l’allora governo gialloverde.

Oggi la situazione sembrerebbe diversa, visto che a Roma è insediato un esecutivo che ha da sempre attuato una linea più “morbida” verso le Ong, tuttavia l’organizzazione tedesca ha ancora una volta puntato il dito contro l’Italia. E questo perché la nave Sea Watch 3, la stessa comandata a giugno da Carola Rackete, ha chiesto un porto sicuro al governo italiano senza però, a detta della stessa organizzazione, aver ricevuto risposta.

La Sea Watch 3 è tornata in mare nei giorni scorsi, dopo un lungo sequestro iniziato all’indomani dello speronamento della motovedetta della Guardia di Finanza avvenuto il 29 giugno scorso all’imbocco del porto di Lampedusa. L’allora comandante Carola Rackete ha fisicamente forzato il blocco imposto dalle Fiamme Gialle, entrando quindi nello scalo portuale dell’isola delle Pelagie.

Il dissequestro alla nave è stato tolto definitivamente lo scorso 19 dicembre e, da allora, i membri dell’Ong tedesca hanno iniziato i preparativi per tornare a navigare nel Mediterraneo con l’obiettivo di recuperare i migranti lungo la rotta libica dell’immigrazione.

Lo scorso 19 febbraio l’equipaggio della Sea Watch 3 ha effettuato il primo salvataggio, facendo salire a bordo complessivamente 121 persone. Dopo quel primo episodio, sarebbe stata richiesta la disponibilità di un porto sicuro per sbarcare.

Ad affermarlo sono stati i membri della stessa Ong tramite il proprio canale Twitter: “Sei giorni fa abbiamo chiesto un porto sicuro all'Italia – si legge nel post – Da allora siamo rimasti in area SAR e abbiamo salvato altre 73 persone”.

Dunque adesso, i migranti a bordo della Sea Watch 3 sarebbero 194 e, nel corso degli ultimi giorni, per altre due volte sarebbe stato richiesto sempre al nostro paese un porto in cui far approdare i migranti.

Questo sempre secondo la ricostruzione fornita da Sea Watch: “Siamo in contatto con Stato di bandiera e ribadito richiesta POS 3 volte, anche a Malta. 194 naufraghi sono così bloccati a bordo della #SeaWatch”.

Il copione quindi non è dissimile da quello di questa estate: l’Ong tedesca con la propria nave inizia a premere lungo le acque di competenza italiane, chiedendo a Roma ed a La Valletta di poter entrare. Forse però questa volta Sea Watch si aspettava una risposta diversa vista l’attuale linea del governo e visto che, pochi giorni fa, è stata fatta sbarcare a Pozzallo la Ocean Viking.

Al contrario, per il momento dal governo giallorosso non è arrivata alcuna risposta ed il risultato appare molto simile a quello dello scorso giugno, quando dal Viminale guidato da Matteo Salvini era stato importato un ordine di stop per la nave.

La pressione politica sul premier Giuseppe Conte e sul ministro Lamorgese è iniziata, visto che dopo l’appello/denuncia di Sea Watch subito dalla stessa maggioranza si sono levate voci in cui si è chiesto al governo di assegnare un porto alla nave tedesca: “La sentenza della Cassazione di qualche giorno fa – ha dichiarato il dem Matteo Orfini – ha chiarito che una operazione di soccorso si deve ritenere conclusa solo con lo sbarco in un porto sicuro e che trattenere i naufraghi su una nave significa non garantirne i diritti. Aggiungo per chiarezza: appena sbarcati i naufraghi vengono posti in quarantena in un hot spot e sottoposti a controlli medici. Quindi, come al solito, non c'è alcuna ragione per non assegnare un porto. E la prassi per cui si tengono le navi in mezzo al mare in attesa che si completi l'accordo sulla ricollocazione è illegittima, oltre che politicamente insostenibile”.

Quest’ultimo riferimento è alla trattativa annunciata dal governo per trovare un accordo sulla redistribuzione dei migranti a bordo della Sea Watch 3. Soltanto dopo un eventuale via libera alla ricollocazione in altri paesi europei l’esecutivo, a quel punto, avvierà lo sbarco.

La pressione sul governo per l’assegnazione di un porto arriva in un momento molto delicato per l’Italia, alle prese con l’emergenza coronavirus. In occasione dell’arrivo della Ocean Viking a Pozzallo, nella giornata di domenica tutti i migranti sono stati posti in quarantena. Stessa misura che dovrà essere adottata se approderà la Sea Watch. E dunque il governo è forse alla ricerca di strutture idonee per farsi carico dei migranti e porli in isolamento in totale sicurezza. Uno sforzo che verrà richiesto nonostante i gravi problemi derivanti dalla diffusione del virus.

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