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Il segretario Anm delira: giusto opporsi per evitare altri casi Minneapolis. Poi arrivano le scuse ma il Csm apre la pratica

Maruotti (Area) paragona la riforma della giustizia al Far West dell'Ice impunita. Post cancellato: "Strumentalizzate le mie parole". Ma ora rischia

Il segretario Anm delira: giusto opporsi per evitare altri casi Minneapolis. Poi arrivano le scuse ma il Csm apre la pratica
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Quando un uomo di Stato sacrifica la verità alla propaganda, le parole uccidono più delle pallottole. I kamikaze del "No" alla riforma della giustizia continuano ad avvelenare il clima in vista del referendum del 22 e 23 marzo. E non basta una retromarcia di facciata per giustificare il segretario generale dell'Anm Rocco Gustavo Maruotti, che in un post sui social (poi ritirato "per evitare strumentalizzazioni") paragona Carlo Nordio e Giorgia Meloni a Donald Trump e il possibile "Sì" al referendum sulla separazione delle carriere come una sorta di Far West, dove le esecuzioni in strada sarebbero impunite. Lo screenshot della pagina Facebook realizzato qualche minuto dopo il post è implacabile: sotto c'è la foto del povero Alex Jeffrey Pretti, ucciso dalla polizia anti clandestini Ice, in alto un testo di una violenza inequivocabile: "Anche questo omicidio di Stato rimarrà impunito in quella democrazia al cui sistema giudiziario è ispirata la riforma Meloni-Nordio".

Parole "disgustose" aggravate da una "retromarcia tardiva e grottesca" secondo lo stesso Guardasigilli. "Ho già detto quello che dovevo dire. Non ho altro da aggiungere", è la fredda replica di Maruotti al Giornale, definito da chi lo conosce "un gran lavoratore ma un po' troppo emotivo".

"Il post del segretario generale dell'Anm alimenta paure infondate e diffonde falsità, evocare scenari di violenza di Stato per insinuare che la riforma si ispiri a modelli repressivi e disumani è indegno e vergognoso", scrive il Comitato dell'Unione delle Camere penali. "Altro che equilibrio, dignità e misura", sottolineano le consiglieri laiche del Csm Isabella Bertolini e Claudia Eccher, che hanno chiesto a Palazzo de' Marescialli di valutare la professionalità di Maruotti e al Procuratore generale della Cassazione di considerare un illecito disciplinare nei suoi confronti per "le pressioni psicologiche e le informazioni false e fuorvianti" ai cittadini che cercano di capire le ragioni di esecutivo e magistratura. Anche il presidente della Prima commissione Enrico Aimi "si tratta di un grave scivolamento sul piano della neutralità e dell'equilibrio istituzionale, con un'operazione di chiara militanza politica condotta con un linguaggio improprio e altamente divisivo" che mette in discussione l'imparzialità delle toghe.

Per gli elettori e i Comitati del "No" è l'ennesimo, clamoroso autogol che rischia di sommergere definitivamente le pochissime speranze di convincere gli indecisi, tanto che in serata l'Anm è stata costretta a disattivare i commenti alle sue pagine social.

Dentro Magistratura indipendente, la corrente di maggioranza tra le toghe, da mesi si chiede un suo passo indietro dai vertici del sindacato delle toghe. "Per evitabili prevedibili e dannose strumentalizzazioni serve moderazione e misura sui contenuti e sui rischi della riforma", dicono in chiaro la presidente di Mi Loredana Miccichè e il segretario generale Claudio Galoppi. Ma in realtà sotto la cenere che cova dentro la magistratura è ben più incandescente. "La vicenda di Luca Palamara non ci ha insegnato nulla - dice un ex consigliere togato del Csm - se si lasciano mani libere a questi pasdaran animati da furore ideologico rischiamo di essere sommersi dai No".

Ufficialmente il leader Cesare Parodi balbetta il solito "non ho nulla da dire" ai nostri microfoni, dentro l'Anm e il suo stesso sindacato sarebbe in corso una intensa (e finora vana) moral suasion per cacciarlo: in tanti si interrogano su una figura che con le sue intemerate sta ulteriormente polarizzando i toni di una campagna referendaria avvelenata dalle troppe balle messe in giro ad arte dai testimonial del "No" per condizionare l'opinione pubblica, dai manifesti in cui si ipotizza una potenziale subordinazione dei magistrati alla politica (in realtà ne potenzia l'indipendenza) fino alle fake news messe in giro dai testimonial come lo

storico Alessandro Barbero, oscurata dai social dopo un attento fact checking di Meta. Per chi dice di voler perseguire sempre la verità nelle aule giudiziarie non c'è contrappasso peggiore che passare per bugiardi cronici.

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