Giorgia Meloni e Friedrich Merz sono pronti a riscrivere l'asse europeo della competitività. I due Paesi insieme rappresentano oltre il 30% del Pil della Ue e il punto di contatto è soprattutto l'interesse condiviso per una politica che da Bruxelles non sacrifichi le imprese. "Con il cancelliere Merz siamo d'accordo che è necessario un deciso cambio di passo in Europa sulla competitività, perché una certa visione ideologica della transizione green ha messo in ginocchio le nostre imprese senza incidere nella tutela dell'ambiente. Serve coraggio".
I due leader sono allineati anche sul Mercosur. Sull'attivazione provvisoria dell'accordo da parte della Commissione Ue non è stata ancora presa una decisione ma un gruppo di capitali, trainato dall'asse Roma-Berlino, spinge per dare il via senza aspettare i tempi del ricorso alla Corte voluto dall'Eurocamera. "L'Italia considera l'accordo equilibrato ed è in grado di consentire al Mercosur di dispiegare tutti gli aspetti positivi", ha scandito la premier rivendicando il ruolo del suo governo nel renderlo accettabile per il comparto agricolo. Al suo fianco, il cancelliere Merz si è detto "rammaricato" dello stop del Parlamento europeo. "La legittimità di questo accordo è fuori di dubbio e ne seguiranno altri, soprattutto con l'India", ha assicurato il tedesco.
Gli interessi sono convergenti. La manifattura italiana e quella tedesca co-producono lungo catene del valore integrate: quando rallenta una, l'altra lo avverte; quando una riparte, l'effetto si propaga. È anche per questo che l'uscita della Germania dalla fase recessiva e il rimbalzo della produzione industriale italiana vengono letti come collegati. Basta guardare i numeri: 156 miliardi è il valore dell'interscambio commerciale Italia-Germania nel 2024, 146,3 miliardi il valore dell'interscambio nei primi undici mesi del 2025, 67,5 miliardi quello delle esportazioni italiane verso la Germania, mentre le importazioni italiane dalla Germania ammontano a 78,8 miliardi. Per questo Meloni e Merz puntano a costruire un asse che sposti il baricentro del dibattito comunitario su alcune priorità non rinviabili: la semplificazione della burocrazia europea, il rafforzamento del mercato unico e il rilancio dell'industria automobilistica nel segno della neutralità tecnologica.
Accanto agli incontri politici, il cuore della giornata è stato anche il forum imprenditoriale con centinaia di aziende coinvolte e un'agenda costruita intorno alle filiere produttive. Sono stati, inoltre, firmati una serie di accordi dagli scambi culturali alle start up, dalle materie critiche alle alghe, dall'istruzione al trasporto combinato. Ed è stato siglato il Protocollo sul Piano d'azione italo-tedesco, che aggiorna quello del 2023, per la cooperazione strategica bilaterale e all'interno della Ue.
I due governi hanno infine sottoscritto una dichiarazione politica non vincolante per rafforzare la cooperazione bilaterale nell'ambito di sicurezza, industria della Difesa, gestione delle crisi, spazio, supporto all'Ucraina, minacce ibride e cybersecurity. Il vertice è servito anche per gli altri incontri bilaterali tra i ministri italiani e gli omologhi tedeschi: si è discusso di Politica Agricola Comune e semplificazione delle norme sulla deforestazione, firmata una dichiarazione d'intenti sul trasporto combinato, e avviati accordi su materie prime critiche e sul rafforzamento della cooperazione in ricerca, sviluppo e innovazione.
Nel frattempo, è calato il sipario sul forum di Davos dove ieri è intervenuta la presidente della Bce, Christine
Lagarde: "Noi policymaker siamo arrivati a un punto in cui dobbiamo guardare a un piano B, o a più piani B. Ma pur considerando queste alternative, non sono convinta che si debba parlare di una rottura", ha detto Lagarde.