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"La sinistra è muta sui violenti stranieri. Parla di patriarcato solo per gli europei"

L'attivista Astrid di Nemesis: "Ci censurano, ma il sindaco di Milano pensa ai fascisti immaginari"

"La sinistra è muta sui violenti stranieri. Parla di patriarcato solo per gli europei"
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Il faro su di loro si è acceso dopo che a Lione, un mese fa, il 23enne Quentin Deranque è stato brutalmente picchiato e ucciso da un gruppo di antifa. Stava scortando il collettivo femminista di destra Nemesis, nato in Francia nel 2019. In Italia la prima uscita risale a giugno, un dibattito organizzato dalla Regione Piemonte al Salone del libro di Torino. Il Comune di Milano invece due giorni fa le ha lasciate fuori dal portone. La Lega aveva prenotato una sala istituzionale per presentare con il collettivo proposte per rafforzare corsi sulla parità di genere nelle scuole ma la presidente Pd del Consiglio Elena Buscemi ha negato la sala: "Stando alle fonti pubbliche - ha motivato -, Nemesis parla e porta avanti ideologie xenofobe o razziste".

Astrid, portavoce francese di Nemesis, la conferenza si è tenuta lo stesso all'aperto ma la presidente Pd ha tenuto il punto. Vuole lanciarle un messaggio?

"La invito a organizzare un incontro per parlare della condizione delle donne, estendendo alle sigle femministe di sinistra come Non una di meno, ci confronteremmo con piacere su questi temi".

Cosa risponde a chi vi definisce xenofobe e razziste. Fate paura?

"Non è colpa nostra se gli stranieri rappresentano il 9% della popolazione ma commettono quasi il 50% delle violenze. Noi diamo voce a tutte le vittime, anche a quelle troppo spesso dimenticate dalle femministe di sinistra per colpa del politicamente corretto, quando l'oppresso diventa l'oppressore. La differenza tra noi e loro è che non abbiamo paura di denunciare l'impatto dell'immigrazione di massa sulla sicurezza delle donne, non bisogna chiudere gli occhi. C'è stato un aumento esponenziale delle violenze. Non è razzista dire chi ha aggredito chi, se è francese, italiano o extracomunitario. Vietarci di parlare falsifica la realtà".

Altre prove di censura?

"Abbiamo accompagnato vittime o le loro famiglie da associazioni sovvenzionate dallo Stato o dall'Ue e non sono state accolte bene o pregate di non dire che l'aggressore aveva un foglio di via. Una doppia pena. E un Comune che zittisce i portavoce rafforza questo pensiero. C'è stato un caso recente proprio a Milano".

Quale?

"La 19enne Aurora Livoli, stuprata e uccisa da un peruviano che aveva due decreti di espulsione mai eseguiti. Non avrebbe mai dovuto incrociarlo. E sappiamo che ci sono medici che firmano falsi certificati medici per bloccare i rimpatri. Nel 2023 c'è stato più di uno stupro al giorno a Milano, nel 2024 quasi due, dati del Ministero. Quando sento dire dal sindaco Beppe Sala che il problema della città sono i fascisti per le strade dico che i problemi veri li vivono le donne".

Le parole di Sala sono arrivate in Francia?

"Abbiamo creato una sezione in Italia, quando me ne hanno parlato ero allucinata. Il sindaco di una città pericolosa come Milano ha paura di un fascista immaginario mentre le ragazze non possono prendere i mezzi o camminare tranquille la sera. Il caso di Aurora, vittima dell'immigrazione incontrollata e della giustizia che non rimpatria illustra bene quanto sono folli quelle parole, non siamo negli Anni di piombo".

State crescendo qui?

"In poco tempo abbiamo raccolto decine di adesioni senza campagna, arriveremo a centinaia in

pochi anni. Vogliamo essere un rifugio per le donne, senza ideologie. La sinistra denuncia il patriarcato solo se riguarda i propri cittadini, se ne scorda quando si tratta di culture e religioni che sottomettono le donne".

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