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Sofia e Riccardo le ultime vittime. Un volo di Stato per i sei italiani

Tutti identificati i 40 morti. Decisivo l'esame del Dna effettuato dagli investigatori. Questa mattina l'aereo con i feretri farà scalo nelle diverse città di provenienza

Sofia e Riccardo le ultime vittime. Un volo di Stato per i sei italiani
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Si è spezzato l'esilissimo filo di speranza per le famiglie degli ultimi due dispersi nella tragedia di Crans-Montana. Con il riconoscimento ufficiale della italosvizzera Sofia Prosperi e del 16enne romano Riccardo Minghetti, diventa definitivo il bilancio delle vittime italiane nel rogo del Le Constellation. "Purtroppo sono sei, tutte accertate", ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, spiegando che i feretri saranno riportati in Italia con un volo di Stato. Ieri è terminata anche l'identificazione di tutte e 40 le vittime.

La notizia che i genitori catapultati nell'inferno di Crans-Montana non avrebbero mai voluto sentire, arriva dopo giorni carichi di angoscia e tensione in attesa dei risultati degli accertamenti genetici, dopo che il dna recuperato dai corpi resi irriconoscibili dalle fiamme è stato confrontato con quello fornito dai parenti. La polizia elvetica gliela comunica con il supporto degli psicologici. I nomi di Sofia e Riccardo vanno ad aggiungersi a quelli dei quattro già identificati: il 16enne bolognese Giovanni Tamburi, il 16enne milanese Achille Barosi, il quasi 17enne genovese Emanuele Galeppini, la 16enne milanese Chiara Costanzo. Tutti giovanissimi. Alcuni di loro si conoscevano, erano soliti passare le vacanze in Svizzera dove le famiglie hanno seconde case, altri hanno solo condiviso lo stesso tragico destino. Ora si ritroveranno sul volo messo a disposizione del ministero degli Esteri, che partirà questa mattina e che farà scalo nelle zone di provenienza delle vittime.

I genitori di Sofia Prosperi avevano già capito tutto prima ancora che gli venisse comunicato l'esito del dna, dopo che alcuni amici l'avevano riconosciuta in uno dei tanti video girati con i telefonini poco prima del dramma: era seduta a un tavolo proprio vicino al punto in cui è scoppiato l'incendio che in pochissimi istanti si è propagato in tutto il locale non lasciando scampo a chi, tra il fuoco e i fumi tossici, non è riuscito a trovare l'unica via d'uscita. Le due amiche che erano con lei non l'hanno più vista uscire da locale e hanno inondato i social di post in cui chiedevano di pregare per lei. Aveva solo 15 anni ed è la vittima italiana più giovane. Nata a Paradiso sul lago di Lugano, nel Canton Ticino, era figlia di una famiglia di italiani che si era trasferita in Svizzera per lavoro e frequentava l'International School di Fino Mornasco, in provincia di Como. Si sono spente ieri anche le speranze della famiglia di Riccardo Minghetti, romano dell'Eur con casa a Crans-Montana, dove amava da sempre passare le vacanze invernali. Prima di avere la conferma che suo figlio era una delle sei vittime italiane, il padre lo aveva cercato disperatamente negli ospedali svizzeri, sperando fosse tra i feriti non ancora identificati. Riccardo frequentava lo scientifico Stanislao Cannizzaro, era un ragazzo sportivo, amante dello sci, del nuoto e del tennis. Al Costel era con Manfredi Marcucci, uno dei sopravvissuti ricoverati al Niguarda, di cui era grande amico. Il padre di Chiara Costanzo invece aveva perso la speranza già prima di sabato, quando è arrivata la conferma ufficiale: dopo aver saputo che i tre ricoverati non ancora identificati erano maschi, ha capito che il nome di sua figlia non poteva che essere nell'altro elenco, quello delle vittime. La famiglia di Chiara ha casa nella località svizzera e il padre era corso a Le Constellation per cercarla. Originaria di Arona, sul lago Maggiore, la 16enne abitava a Milano con i genitori e i fratelli. Studentessa brillante, amante delle lingue, frequentava il terzo anno del liceo scientifico e praticava ginnastica acrobatica a livello agonistico. Era amico di Achille Barosi, anche lui di Milano, che studiava all'artistico delle suore Orsoline. Il 16enne era riuscito ad emergere dall'inferno, ma poi era rientrato nel locale per cercare la giacca e il telefonino. Aveva 16 anni anche Giovanni Tamburi, di Bologna, a Crans-Montana con il papà. Era lui il giovane con la madonnina al collo che la mamma cercava in tutti gli ospedali.

Così come hanno fatto anche i genitori di Emanuele Galeppini, originario di Rapallo (Genova) ma residente a Dubai, tra i primi identificati. Non aveva ancora 17 anni ed era una promessa del golf, oltre che un grande tifoso del Genoa.

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