Nel sempre più complesso rapporto tra Stati Uniti e partner europei, il dossier Groenlandia continua ad agitare le acque della Nato. Da un lato la cooperazione in campo per un'uscita di sicurezza dalla guerra in Ucraina, studiando assieme a Washington garanzie a difesa di eventuali accordi di pace tra Kiev e Mosca; dall'altro il confronto serrato tra Vecchio e Nuovo Continente per arginare la bramosia trumpiana di prendersi l'isola dell'Artico, piazzata nel mezzo; sotto la corona di quella Danimarca membro dell'Alleanza che, in caso di minaccia dell'isola, potrebbe teoricamente essere chiamata a intervenire.
Dato che il transito navale tra nord-est e nord-ovest è triplicato in 15 anni, sempre più sgombro da ghiacci e con rotte attorno alla Groenlandia accessibili più facilmente anche a mezzi russi e cinesi, il presidente americano ha in mente "una gamma di opzioni" per acquisire l'isola: l'impiego delle forze armate non è escluso, secondo la portavoce della Casa Bianca Leavitt, che poi evoca "la diplomazia come prima opzione"; per questo, dice, Trump "sta discutendo l'acquisto". Per l'amministrazione Usa è una priorità, serve a contrastare gli avversari nella regione. La Groenlandia non può essere oggetto di intervento militare, hanno ribadito alcuni leader europei, con l'Alto rappresentante Ue Kallas pronto a far tappa sull'isola col ministro degli Esteri Tajani.
Il Segretario di Stato Usa Rubio non sembra aver intenzione di far saltare i nervi alla Nato e annuncia un incontro con le autorità della Danimarca la prossima settimana per discutere le varie opzioni relative all'acquisizione dell'isola, una delle quali sarebbe un'intesa internazionale di scambio, già realizzata in passato dagli Usa con isole del Pacifico per contrastare l'influenza di Pechino. Il Compact of free association (Cofa), trattato siglato con piccole nazioni insulari sovrane, dalle Marshall a Palau. In sostanza, verrebbe garantito, in cambio di un accesso militare illimitato e si vedrà in che misura esclusivo, supporto finanziario e di difesa con partnership commerciale esente da dazi. I vertici della Difesa danesi confermano che in caso di invasione dell'isola, dove l'America ha una base, le truppe di Copenaghen hanno l'ordine di combattere e resistere a qualsiasi tentativo armato di conquista dell'isola in base a un decreto del 1952 tuttora in vigore. Il ministro degli Esteri francese Barrot annuncia un piano di Parigi condiviso con partner europei "per prepararci a reagire non da soli ed essere convincenti". Smorza l'ipotesi armata, il capo del Pentagono Hegseth. Ma resta la dichiarazione su Truth del presidente Usa: Russia e Cina non hanno paura della Nato, temono e rispettano gli Stati Uniti. Francesi, tedeschi e polacchi ieri hanno discusso la questione in formato Weimar.
Martedì a Parigi si è invece parlato di garanzie "vincolanti" per l'Ucraina in caso di attacco russo dopo l'accordo di pace. Ma Zelensky ieri ha ridimensionato gli entusiasmi denunciando la mancanza risposte chiare dagli europei su come avrebbero reagito concretamente. Regno Unito e Francia, secondo il Times, sono pronte a mandare solo 7.500 soldati a testa. Starmer in Parlamento ha detto che l'invio dovrà passare dal voto dell'aula e che servono strumenti legali.
Nessun combattimento attivo: saranno a protezione degli hub militari francesi e britannici di produzione e stoccaggio di armamenti. Funzionari gialloblù e l'inviato Usa Witkoff hanno continuato a lavorare al piano in 20 punti per chiudere il conflitto.