Lo aveva detto, "i mafiosi in carcere me l'avevano giurata, ti faremo saltare in aria". I boss sorridono ai guai dell'ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. Lui non risponde, chi l'ha sentito come Giovanni Donzelli lo descrive affranto ma determinato a uscirne. Nessuno gli ha voltato le spalle, anche se la leggerezza di coinvolgere alcuni di loro nell'azionariato della srl Le 5 Forchette che gestisce il ristorante romano Bisteccheria d'Italia di Mauro Caroccia e della figlia Miriam viene letta più come un segnale di trasparenza, tanto più che tutto si è svolto il 16 dicembre 2024 da un notaio di Biella. Friends and money, oil and water, "amici e soldi sono come l'olio e l'acqua", non si mescolano, diceva Michael Corleone nel Padrino III. "E nessuno di noi pensa che Delmastro sia avvicinabile dai mafiosi", ci dice una fonte giudiziaria che lo conosce.
Ma perché quel ristorante gestito da un condannato per intestazione fittizia con aggravante mafiosa non era stato chiuso? Perché non è scattato il sequestro preventivo? Chi ha permesso che restasse aperto e che venisse frequentato da politici, dirigenti dei ministeri, scorte e forze dell'ordine? Perché l'Antimafia si sveglia solo oggi?
Sono anni che, da Aosta a Canicattì, la ristorazione è lo strumento preferito per riciclare il denaro attraverso la cosiddetta "invasione fiscale", l'emissione di più scontrini di quanto si è incassato per giustificare le entrate in nero. Secondo Agrimafie prima del Covid il 20% dei locali era in mano alle cosche, dopo la pandemia sono molti di più. Ci sono ristoratori che hanno raccontato di aver avuto più sostegno economico dai boss che ristori dallo Stato. Delmastro è stato incauto, si è fidato di chi gli ha suggerito di entrare nella compagine azionaria. Chi l'ha fatto? C'è lui dietro il trappolone di cui sono convinti in tanti? Sono queste le domande dopo la pubblicazione sul Fatto della foto della cena del 25 giugno dell'anno scorso, fatta chiaramente di nascosto da uno dei commensali invitati da un importante alto dirigente del Dap (finora mai citato) a una cena. L'identità dell'amico infedele sarebbe stata già individuata. "Se avesse chiesto una foto posata l'avremmo scoperto", ci dice chi c'era.
Il suo progetto di fare in Sardegna un carcere destinato al 41bis, il temutissimo regime carcerario di cui l'anarchico Alfredo Cospito parlava con boss di mafia e delegazione Pd a Sassari rischia di arenarsi. Eccola, la vittoria dei boss. "Sarebbe un movente plausibile", chi l'ha incastrato potrebbe averlo fatto per evitare che l'idea - osteggiata dalla governatrice sarda M5s Alessandra Todde - andasse in porto. Anche la procura antimafia di Torino vuol vederci chiaro, ieri si è saputo che per l'allestimento del ristorante sulla Tuscolana sarebbero stati spesi 40mila euro più affitto e spese, lo dicono i pm della Dda di Roma che indagano per riciclaggio e intestazione fittizia di beni e che oggi interrogheranno padre e figlia. In quei 40mila euro ci sarebbero i soldi sporchi dei Senese, famiglia di camorra "ibrida" della Capitale, coinvolta con mafia e 'ndrangheta a Milano (inchiesta Hydra) e nell'omicidio dell'ultrà laziale Fabrizio Piscitelli detto Diabolik del 2019.
Il grillino Riccardo
Ricciardi in Parlamento ha emesso la sentenza, "Delmastro faceva affari e riciclava soldi della camorra", Donzelli è più cauto: "Dirlo è una bugia e dovrà scusarsi, mi ha detto Andrea che Caroccia non ha mai messo un euro".