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La sottomissione M5s alla Cina che favorì l'esplosione dei contagi

Affari, influenze, mascherine, memorandum compiacenti con Pechino. E l'Italia nel 2019 divenne il principale focolaio nell'Unione Europea

La sottomissione M5s alla Cina che favorì l'esplosione dei contagi

Con la sinistra al potere la Via della Seta era lastricata di affari e influenze, dalle mascherine al 5G che i grillini volevano regalare a Huawei, considerato dagli 007 Usa il grande orecchio del regime cinese. L'Italia dei governi di Giuseppe Conte è stato il primo Paese del G7 a firmare il memorandum con Pechino nel 2019. Un'alleanza che ha rischiato di spostare il nostro Paese verso Oriente e verso Mosca, vedi la misteriosa missione From Russia with love a Bergamo che potrebbe aver dato a Vladimir Putin accesso a dati sensibili Nato.

Partiamo da una data: l'8 novembre 2019. Il Covid già circolava in Italia, come testimonia lo studio dell'Istituto dei tumori di Milano sugli anticorpi tumorali. Lo aveva sostenuto anche il virologo Giorgio Palù al Giornale di qualche mese prima. A pensar male si fa peccato ma all'inizio di novembre del 2019 Italia e Cina firmano un Memorandum sulla cooperazione sanitaria che stabilisce linee comuni su intervento e monitoraggio. Il ministro della Salute Roberto Speranza e l'omologo Ma Xiaowei concordano tra i punti, un po' a sorpresa, su "Prevenzione, diagnosi e trattamento delle malattie infettive e risposta a emergenze pubbliche". È anche per colpa di questo "protocollo" che l'Italia metterà in campo una serie di decisioni - dal divieto di autopsie al mancato tracciamento degli asintomatici - serviti a far esplodere il contagio nel nostro Paese, considerato dall'Unione europea il cluster del Vecchio Continente: in 19 Paesi su 27 il virus arrivava dall'Italia.

Nella prima edizione del suo libro Perché guariremo, uscito e frettolosamente ritirato, Speranza scrive a pagina 28: "Il 31 dicembre, le autorità (della Cina, ndr) hanno segnalato all'Oms molti casi di una malattia che somiglia alla polmonite, nella provincia di Wuhan". Poi aggiunge: "Era tutto il mese che si rincorrevano le voci su nuovi focolai virali in quella provincia e che consultavo le notizie con più attenzione del solito, vagliando quelle provenienti da Oriente". Ma notizie su fonti aperte non se ne trovavano. Nel libro L'infinito errore di Fabrizio Gatti si parla dell'indagine (farsa) Cina-Oms "sull'esistenza di più focolai attivi già a inizio dicembre a Wuhan e in Hubei (quindi con contagi a metà novembre)". Sul ministro della Salute cinese Xiaowei Speranza scrive: "Non mi era sembrato che nutrisse particolari preoccupazioni sul suo Paese". Ma per quale ragione doveva esserlo il 7 novembre? Qualcuno ricorda quando il 17 dicembre del 2019 Beppe Grillo arrivò in Senato per un incontro con gli eletti M5s indossando la mascherina. Solo una macabra goliardata?

All'inizio dell'anno arriva l'alert dell'Oms ma il 13 gennaio a Pechino il negoziato aereo bilaterale porta a triplicare i voli settimanali da e verso Oriente fino a 164 (e 14 voli cargo a settimana) "a favore dello sviluppo reciproco del turismo e del business". Il 6 febbraio il viceministro degli Esteri cinese Qin Gang vede l'allora ambasciatore in Italia Luca Ferrari, c'è un comunicato ufficiale di Pechino in cui si lamenta che con la chiusura dei voli diretti con la Cina si causano "grandi inconvenienti a entrambi e molta insoddisfazione", intimandoci a ripristinarli al più presto, con Ferrari che secondo un'agenzia di stampa cinese del tempo si sarebbe impegnato in tal senso. Dalle audizioni in commissione Covid sappiamo che l'interruzione dei voli - di cui Speranza si vanta coi suoi - sarebbe stata una misura contraria alle linee guida Oms. E questo ci riporta al whistleblower Francesco Zambon e al processo di Ginevra contro la sua organizzazione: sappiamo che il report della sezione italiana dell'Oms di Venezia che guidava nel 2020 venne ritirato su pressioni del rappresentante cinese dell'Oms, incavolato perché gli esperti avevano anticipato di qualche giorno rispetto alla data ufficiale la data del primo contagio da uomo a uomo del virus in Cina. Altro favore alla narrazione di Pechino, la cui reputazione evidentemente valeva qualche decesso in più...

Ci sono altre due date chiave: la prima è l'11 febbraio. Nei verbali della task force si legge che il ministro Speranza ribadisce come "obiettivo prioritario" il tema del diritto alla salute - ci mancherebbe - "tenendo conto comunque delle legittime ripercussioni economiche e dell'intrattenimento delle relazioni diplomatiche con la Cina".

Prima gli italiani ma anche no. Il 15 febbraio, davanti a un entusiasta ministro degli Esteri Luigi Di Maio, l'Italia regala a Pechino sedici tonnellate di materiale medico-sanitario di protezione personale tra mascherine, tute e occhiali protettivi, guanti e termometri. In un rapporto ufficiale depositato al Congresso Usa del 2020 e in un report del think tank German Marshall Fund Usa l'ex ministro è definito "l'uomo di Pechino in Italia".

Ci siamo privati di mascherine buone per comprarne di farlocche da Pechino mentre il virus stava decimando la Bergamasca.

Per quale motivo? Cosa c'è dietro? Lo ha ammesso in commissione Covid l'ex vicecapo di gabinetto di Speranza, Tiziana Coccoluto lo scorso 17 novembre in audizione, quando il magistrato ha sentenziato: "Le mascherine regalate? C'era un obbligo di collaborazione con la Cina che si è voluto realizzare in questo modo". Quali erano i contorni di questo vincolo politico-diplomatico così stringente da giustificare la rinuncia a scorte strategiche fondamentali per la sicurezza nazionale? Eccola, la verità che fa tremare Pd e M5s.

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