Speranza, quel 'rigorista' tollerante con chi sfilava con Anpi e centri sociali

Il libro di Roberto Speranza smaschera il suo autore. Difende a spada tratta i cortei del giorno della Liberazione (anche durante la pandemia e il lockdown)

Speranza, quel 'rigorista' tollerante con chi sfilava con Anpi e centri sociali

Nuove rivelazioni sul libro scritto da Roberto Speranza sull'emergenza Coronavirus, pubblicato ma fatto immediatamente sparire dalla circolazione prima che qualcuno potesse anche solo assaporarne il contenuto: l'attesa uscita dell'"opera" del ministro della Salute era infatti prevista per lo scorso 22 ottobre, lo stesso giorno in cui è stata sorprendentemente ritirata dagli scaffali.

Ospite di Andrea Scanzi, Speranza ha cercato di darsi un tono e di fornire una spiegazione plausibile: "È chiaro che io in questo momento non posso impegnare il mio tempo per presentare un libro, sono impegnato ventiquattro ore al giorno per gestire questa emergenza", aveva detto. In realtà il libro aveva ricevuto una pessima accoglienza già prima di essere distribuito da Feltrinelli. Intitolato "Perché guariremo", era stato considerato completamente fuori luogo dal presidente dal presidente del Codacons, Carlo Rienzi, e categoricamente bocciato dal precedecessore di Speranza, l'ex ministro della Salute Giulia Grillo (M5s).

Ad ogni modo il testo è ormai pronto, e si presume che presto o tardi uscirà nelle librerie e sulle piattaforme online. Del contenuto si sa ancora poco, ma La Verità, che ne possiede una copia, ha deciso di pubblicarne alcuni passi. Particolarmente degno di menzione uno dal titolo "Resistenza", nel quale il ministro esprime tutto il proprio rammarico per non aver potuto prendere parte alle celebrazioni del 25 aprile di quest'anno. Un insanabile dolore per Speranza, il quale, dall'alto della sua magnanimità, decise di seguire lo stesso destino del resto della popolazione. "Avevo pensato di andare alle Fosse Ardeatine, per fare almeno un gesto simbolico, ma ho deciso di condividere la sorte di tutti gli altri cittadini che dovranno rinunciare al corteo, alla commemorazione, anche semplicemente alla giornata di festa", racconta affranto il rappresentante di Leu.

In realtà quel giorno di assembramenti ce ne furono eccome, ma il ministro - uno dei più "rigoristi" sulle misure anti Covid - si mostra in questo caso assolutamente tollerante: "Siamo nel pieno della querelle sulle riaperture, una delle mille sterili polemiche che in questi giorni hanno sempre puntato il dito contro la 'gente'. Che sbaglia, che affolla parchi e strade, che corre, che passeggia con il cane. Che oggi porta i fiori alle lapidi che ricordano i partigiani anche se non potrebbe uscire di casa. Penso che siamo esseri umani fallibili. Ma che il popolo italiano ha fatto il 25 aprile e sa benissimo che cosa sia la responsabilità verso il proprio Paese".

Insomma, per il 25 aprile si può chiudere un occhio. Quando invece le manifestazioni sono altre, ecco scattare il rigore. In merito alla "Marcia della Liberazione" tenutasi lo scorso 5 settembre a Roma, Speranza aveva infatti dichiarato: "Una manifestazione inaccettabile, che fa rabbrividire", per poi ricordare:"Le regole fondamentali, la mascherina e il distanziamento, devono essere veramente rispettati da tutti". Insomma, è sempre il caro e vecchio metodo dei due pesi e delle due misure.