La strage dei cristiani nella chiesa di Gaza: "Almeno 16 morti". La rabbia e le accuse: "Crimine di guerra"

Non c'è pace per i cristiani a Gaza. Nel luogo che i terroristi di Hamas hanno trasformato in un fortino, la loro sorte è sempre più in pericolo

La strage dei cristiani nella chiesa di Gaza: "Almeno 16 morti". La rabbia e le accuse: "Crimine di guerra"
00:00 00:00

Non c'è pace per i cristiani a Gaza. Nel luogo che i terroristi di Hamas hanno trasformato in un fortino, la loro sorte è sempre più in pericolo. Appesa a un sottilissimo filo tra la speranza, la paura e la morte. È delle scorse ore la tragica notizia di un attacco che ha colpito un edificio adiacente alla chiesa ortodossa di San Porfirio, la più antica della città palestinese. Il raid, avvenuto nella notte tra giovedì e venerdì, ha provocato il crollo totale della struttura nella quale erano rifugiate circa 50 persone, causando una strage. Almeno 16 cristiani, tra cui 10 appartenenti a una famiglia, hanno perso la vita e secondo i collaboratori locali della fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs), altri 15 fedeli sarebbero rimasti intrappolati sotto le macerie. Fonti locali riferiscono inoltre di numerosi feriti.

Le esatte dinamiche di quanto accaduto sono ancora in fase di ricostruzione; l'esercito israeliano nel pomeriggio di ieri aveva riconosciuto di «aver colpito un muro vicino» alla chiesa in un attacco aereo condotto nell'ambito di un'azione contro un centro di comando e controllo di Hamas, usato dall'organizzazione terroristica «nel lancio di razzi e colpi di mortaio». Il portavoce militare israeliano, Daniel Hagari, aveva pertanto parlato di «incidente», ribadendo al riguardo che «Hamas colloca di proposito le sue postazioni in aree civili usate dai residenti della Striscia di Gaza». Utilizzando le persone come scudi umani, infatti, i fondamentalisti islamici espongono la popolazione al costante rischio di ulteriori e fatali pericoli.

A soffrire doppiamente questa condizione sono proprio i cristiani, che pur essendo da sempre promotori di pace - si ritrovano a vivere il conflitto in un luogo in cui i jihadisti mal sopportano la loro presenza. Nonostante ciò, con l'aggravarsi della situazione in Medio Oriente, le comunità cristiane di Gaza sono diventate l'unico riferimento per tante persone (anche musulmane) che cercano assistenza, riparo e medicine. Nel complesso della già citata chiesa ortodossa di San Porfirio sono accolti circa 400 rifugiati, in maggioranza cristiani. Tra le vittime del recente incidente ci sono stati diversi giovani che facevano parte di un progetto gestito dal Patriarcato latino di Gerusalemme. Secondo quanto apprende il Giornale, la deflagrazione ha proiettato delle schegge anche verso la vicina chiesa cattolica della Sacra Famiglia, dove trovano rifugio altri 500 fedeli. Ora, a questi ultimi si sono aggiunte molte famiglie che sino all'altro ieri erano ospitate presso le strutture della comunità greco-ortodossa. L'Autorità palestinese invierà lettere di protesta al Patriarca Kirill, capo della Chiesa ortodossa russa, e al ministero degli Esteri russo.

Il clima che si respira riferiscono fonti in costante contatto con Gaza è di incertezza, perché nessun luogo in quella città può ritenersi totalmente sicuro. Al contempo, viene sottolineato il clima di fraternità e di mutua assistenza instauratosi tra cristiani e ortodossi: «I rifugiati si stanno adoperando per l'accoglienza di altri bisognosi». Nelle scorse ore, intanto, Papa Francesco ha telefonato nuovamente a padre Gabriel Romanelli, parroco nella città palestinese, per chiedergli aggiornamenti.

«Ha espresso la sua preoccupazione e ci ha invitati adusare l'unica arma nelle nostre mani per promuovere la pace: la preghiera», ha testimoniato il religioso, rinnovando il proprio grido d'aiuto: «Viviamo in una gabbia circondati da macerie».

Commenti
Disclaimer
I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica