Tap, Tav e dl sicurezza dividono il governo Conte

Tap, Tav, decreto sicurezza e tagli all'editoria. Sono questi i nodi che il governo Conte si trova a dover affrontare e che dividono Lega e M5S

Tap, Tav e dl sicurezza dividono il governo Conte

Tap, Tav, decreto sicurezza e tagli all'editoria. Sono questi i nodi che il governo Conte si trova a dover affrontare e che dividono Lega e M5S.

Prosegue, soprattutto all'interno dei Cinquestelle, il dibattito sul completamento del gasdotto transadriatico che dovrebbe portare il gas naturale del Mar Caspio fino al Salento, dopo che ieri il premier Giuseppe Conte aveva dato il via libera all'operazione. Oggi, in Puglia, sono scesi in piazza gli aderenti al comitato 'No Tap' che hanno stracciato le tessere elettorali dopo aver lanciato sul web una campagna per chiedere le dimissioni del premier e dei ministri pentastellati, compresi Luigi Di Maio e Barbara Lezzi. I parlamentari grillini contrari al Tap hanno diffuso una nota in cui hanno scritto a chiare lettere che "anche Conte sbaglia". "Non ci possono essere penali, semplicemente perchè non esiste alcun contratto tra Stato e Tap. Non ci possono nemmeno essere costi a carico dello Stato, semplicemente perchè, non essendovi ad oggi il rispetto delle prescrizioni da parte di Tap, non vi può essere responsabilità dello Stato. Continuiamo ad avere fiducia nella magistratura", sostengono i senatori 5 stelle Lello Ciampolillo e Saverio De Bonis e la deputata Sara Cunial. "Io da ministro dello Sviluppo economico ho studiato quelle carte per tre mesi. E sono voluto andare allo Sviluppo economico anche per questo, per studiarmi bene le carte. Vi posso assicurare che non è semplice dover dire che ci sono delle penali per quasi 20 miliardi di euro. Ma così è, altrimenti avremmo agito diversamente", ha, invece, scandito Di Maio dalla Sicilia. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini chiude così la vicenda: "Per famiglie e imprese italiane pagare di meno l'energia è fondamentale, quindi ben vengano opere pubbliche che aiuteranno l'Italia e gli italiani a risparmiare".

A difendere il capo politico del M5S è il ministro delle Giustizia, Alfonso Bonafede, che dice: "Luigi Di Maio sta conducendo questa squadra col piglio e la determinazione che poche persone nella storia d'Italia hanno dimostrato. Mai si parla di come, a pochi mesi dal suo insediamento, ha trovato una soluzione al caso Ilva, dopo che il governo precedente aveva fatto quasi una decina di decreti. Non si parla del caso Bekaert con i lavoratori che hanno voluto festeggiare con il ministro Di Maio. Oppure dell'accordo per il ritorno in Italia di una linea di produzione della Whirlpool che aveva delocalizzato in Polonia". "Se passa sul mainstream che il Movimento 5 stelle, una forza politica composta da cittadini che entrano nelle istituzioni e si fanno Stato, sta facendo tutto quello che in vent'anni i professionisti della politica non sono riusciti neanche ad abbozzare, è finita per tutti", aggiunge Bonafede. Critiche le opposizioni con l'ex ministro Carlo Calenda che ha sostenuto non vi sia traccia di penali.

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