Dal rischio oblio alla conferma di un caos che rimane costante. Il conflitto in Medioriente rischiava di mandare nel dimenticatoio quello in Ucraina ma le tensioni internazionali e gli scontri diplomatici, con possibili conseguenze dirette, riguardano eccome Kiev. E rimettono in primo piano le distanze tra Europa e Stati Uniti. Un caso riesploso dopo lo scontro verbale alla riunione dei ministri degli Esteri del G7 a Parigi con il botta e risposta tra l'alta rappresentante per la politica estera dell'Ue Kaja Kallas e il segretario di Stato Usa Marco Rubio. "È passato un anno e la Russia non ha fatto alcun passo. Quando finirà la vostra pazienza?", ha chiesto Kallas. "Se pensate di poter ottenere migliori risultati, fate pure. Noi ci faremo da parte", la replica stizzita di Rubio. Sullo sfondo la minaccia di Trump di ritirare le truppe americane dall'Europa e l'ennesimo avviso sulle spese militari agli alleati della Nato, che solo pochi giorni fa aveva definito "deludenti" per il mancato impegno diretto in Iran.
Un caso più che grosso. Sembra che a Parigi le pareti stiano ancora tremando dopo lo scontro istituzionale. Anche se in seguito entrambi sono stati visti allontanarsi insieme e dialogare nel tentativo di riportare il sereno tra le parti, specie dopo che diversi ministri europei sono intervenuti per chiedere agli Stati Uniti di continuare la propria missione diplomatica. Rubio, da molti indicato come il meno "falco" dell'amministrazione Trump e colui che più volte ha portato il presidente a considerare primaria la difesa dell'Ucraina, ha tentato di minimizzare la portato del caso. Rubio ha infatti sottolineato che gli Stati Uniti stanno negoziando con entrambe le parti, pur fornendo solo all'Ucraina armi e intelligence. E poi ha spiegato: "In questi incontri spesso l'America viene ringraziata per il ruolo di mediazione che abbiamo cercato di svolgere in questa guerra tra Russia e Ucraina. In queste situazioni nessuno urla, alza la voce o dice qualcosa di negativo". Diplomazia in purezza.
Ma le tensioni restano innegabili. Fonti vicine alla Casa Bianca affermano che il presidente Trump starebbe valutando concretamente il ritiro delle truppe americane dalla Germania, ipotesi già paventata in passato a causa di una "frustrazione nei confronti degli europei". Una mossa che alzerebbe ulteriormente lo scontro e metterebbe in difficoltà l'Europa in caso di un attacco russo. Non solo. Dopo aver definito la guerra in Iran un test per la Nato che lo ha deluso, Trump starebbe pensando di escludere dal processo decisionale all'interno dell'Alleanza e anche dall'attivazione della clausola di difesa reciproca dell'articolo 5, i Paesi che non raggiungeranno l'obiettivo di spesa per la difesa al 5% del Pil. "Non si dovrebbe poter votare per spendere soldi in futuro se non si è direttamente coinvolti nel pagamento", avrebbe raccontato una fonte diretta. Il tutto, a due giorni dalle parole del segretario generale dell'Alleanza Rutte che aveva sottolineato come ci sia stato "un aumento del 20% della spesa per la difesa di Europa e Canada nel 2025 rispetto al 2024". Altro motivo di scontro più che palese.
In tutto questo, l'Ucraina resta sotto attacco da parte della Russia che continua a colpire obiettivi civili indiscriminatamente. "Siamo pronti a incontri ovunque, preferibilmente in formato trilaterale.
Ma gli americani dicono di poter organizzare tali incontri negli Stati Uniti e la Russia è disponibile a incontrarsi ovunque eccetto che negli Stati Uniti", denuncia il presidente ucraino Zelensky. E dopo quattro anni, quindi, poco o nulla sta cambiando. E la guerra continua.