Aveva visto giusto, Paola Cappa. Ieri per la prima volta una delle cugine di Chiara Poggi incontra gli inquirenti della nuova indagine sul delitto di Garlasco. Secondo quanto risulta al Giornale, deve spiegare perché già il 15 agosto 2007, due giorni dopo l'omicidio, aveva detto ai carabinieri che Alberto Stasi, il ragazzo di Chiara, non c'entrava niente col delitto. E aveva indicato invece un movente che ora si rivela drammaticamente preciso, secondo quanto sta emergendo nell'inchiesta-bis: "Secondo me Chiara ha avuto delle avance non corrisposte da un uomo che non ha accettato il rifiuto facendosene una vera e propria fobia". Sembra la fotocopia, con diciannove anni di anticipo, dell'invito a comparire notificato la settimana scorsa a Andrea Sempio, il nuovo indagato per l'omicidio. Il movente, per la Procura di Pavia, è proprio quello: "approccio sessuale rifiutato".
Da quel verbale ingiallito dal tempo riparte ieri l'interrogatorio di Paola Cappa e di sua sorella Stefania. "Non si è parlato del movente del delitto", spiega ieri sera il legale delle Cappa, ma fonti autorevoli confermano che di quel vecchio interrogatorio si è parlato. Che elementi c'erano già allora per parlare di uno spasimante respinto? Nell'interrogatorio del 2007, Paola Cappa si sbagliava quando ipotizzava che a molestare la cugina fosse qualcuno conosciuto sul lavoro a Milano o a Pavia. C'entrava invece, e qui il dettaglio si fa impressionante, la dinamica iniziale dell'agguato: "Studiate le abitudini di Chiara in questa settimana ha agito d'impulso". Anche qui, anticipava una delle colonne portanti dell'inchiesta attuale: le tre telefonate che il 7 e 8 agosto Sempio fa a casa dei Poggi, pur sapendo che il suo amico Marco è in Trentino, che servono a scoprire se Chiara è sola in casa.
Come faceva lei, quattro giorni dopo il delitto, a sapere che Chiara aveva uno stalker? È questa una delle domande che i carabinieri fanno ieri a Paola Cappa, nelle due ore in cui resta sotto interrogatorio. Stessa scena, un'ora dopo, per sua sorella Stefania, che resta dentro due ore e mezza. Ma non si parla, nei due interrogatori, solo dello sconosciuto con la "fobia" per Chiara. L'interrogatorio serve agli inquirenti anche a mettere a fuoco l'intero quadro - spiega l'avvocato delle Cappa, Antonio Marino - "dei singoli rapporti umani tra i vecchi e i nuovi protagonisti" della vicenda. A partire, secondo quanto trapela, del rapporto cruciale: i contatti tra Chiara Poggi e Andrea Sempio, il giovane problematico, amico di suo fratello Marco. Contatti fuggevoli, superficiali, come ha sempre detto Sempio? O altro?
Ci sono circostanze precise che non trapelano, e che vengono contestate alle due in sequenza rapida, una dopo l'altra, per impedire che possano concordare le risposte. Nulla, però, che abbia a che fare con la nebulosa di pseudo-ipotesi che le hanno circondate da sempre, cercando di coinvolgerle nel delitto.
Mai, nelle 4 ore e mezza complessive di interrogatorio di ieri, viene fatto il nome del Tromello, il fosso che venne dragato l'anno scorso per cercare l'arma del delitto, che un improbabile testimone diceva di aver visto una Cappa lanciare: "Se volevamo chiederglielo dicono gli inquirenti - glielo chiedevamo un anno fa". E non adesso, quando le loro dichiarazioni servono invece a chiudere il cerchio intorno a Sempio.