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Toghe rosse e opposizioni: Gli irriducibili si sfogano nelle chat: "Insorgere"

I magistrati in rete e all'attacco. Il Pd: "Prepotenza istituzionale"

Toghe rosse e opposizioni: Gli irriducibili si sfogano nelle chat: "Insorgere"
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Le toghe rosse insorgono per non essere riuscite a mettere sotto scacco il governo. Perché nonostante "la sfida al duello lanciata dalla Cassazione al Tar è da incorniciare", come scrive un magistrato nella chat del Fronte del No, la decisione degli Ermellini di ammettere il nuovo quesito referendario sulla giustizia non ha raggiunto lo scopo sperato, far slittare la data del voto per consentire alle correnti di sinistra di influire al Csm sulle nomine dei nuovi vertici delle Procure di Roma, Milano e Palermo. L'esecutivo ha mandato all'aria i sogni di gloria e questo basta a lanciare l'attacco allo Stato. "Insorgere di fronte alle ingiustizie", incita nel gruppo whatsapp la giudice di Roma Maria Flora Febbraro. "Attacco sistemico ad un potere dello Stato", aggiunge la collega Clelia Testa Piccolomini. E parte la caccia alle streghe contro i magistrati schierati per il sì, come si legge dalle polemiche innescate dal presidente dell'Unione Camere Penali, Francesco Petrelli, che ha lanciato l'allarme per la credibilità dell'indipendenza della magistratura, bollando come "un fatto grave e preoccupante" che tra i giudici del collegio "compaiano magistrati che partecipano attivamente alle manifestazioni per il No". Il riferimento è ad Alfredo Guardiano e a Donatella Ferranti, l'ex deputata Pd che chiedeva a Luca Palamara le nomine dei magistrati amici. "Doveva astenersi l'intera magistratura italiana secondo loro?", ironizza una toga. "E poi qualcuno mi può spiegare perché il Tar non è ideologico quando decide e noi sì?", commenta un'altra. E allora via con le liste di proscrizione dei colleghi pro riforma: "Poteva decidere Giacomo Rocchi". A rispondere Antonella Marrone, colei che si scagliò contro "quel vocione rabbioso" della Meloni sotto una foto della premier con la figlia. "Ormai dovrebbe essere data a lui, a Gennaro Varone e a qualche altro fuoriuscito. Fortuna che ora rientra Cosimo Ferri", scrive sarcastica. L'esasperazione è così palpabile che qualcuno sarebbe anche pronto alla resa: "Io gnaaafaccio più. Se rimandano il referendum voto sì". La decisione del Consiglio dei ministri di confermare per il 22 e 23 marzo la data del referendum sulla giustizia ha scatenato pure le polemiche politiche. Dal Pd si parla di "prepotenza istituzionale". Debora Serracchiani accusa il governo di "mancanza di rispetto per le istituzioni" e di gestione "tracotante". A difendere la linea dell'esecutivo il capogruppo di Fdi alla Camera Galeazzo Bignami. "La decisione degli Ermellini di cambiare il quesito referendario conferma che la riforma della giustizia è una necessità. Basta dare uno sguardo ai giudici della Cassazione che hanno deciso la riformulazione del quesito. Tra questi Alfredo Guardiano, che modererà un convegno sulle ragioni del "No", e Donatella Ferranti ex deputata Pd". Durissima la reazione delle opposizioni. Per Michela Di Biase attaccare la Cassazione significa colpire un organo di garanzia e minare la fiducia nello Stato di diritto. Simona Bonafè parla di delegittimazione sistematica della magistratura ogni volta che non si allinea alle posizioni del governo.

Bignami replica con un video: nessun attacco alle istituzioni, ma la legittima denuncia di un problema di imparzialità. "Se difendere il principio del giudice terzo dà fastidio al Pd", conclude, "è un motivo in più per votare Sì".

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