Leggi il settimanale

Le "toghe rosse" in fuga: Albano diserta il duello tv

Forfait della presidente di "Magistratura democratica". Salta all'ultimo il confronto da Vespa con la pm del Sì

Le "toghe rosse" in fuga: Albano diserta il duello tv
00:00 00:00

Magistratura democratica in fuga dal duello tv sulla riforma della giustizia. Con la presidente, Silvia Albano annulla inspiegabilmente annullato la sua partecipazione a "Cinque Minuti" e a "Porta a Porta", i programmi di Bruno Vespa su Rai1, dove la toga rossa per il No al referendum avrebbe dovuto confrontarsi con la pm del Sì Annalisa Imparato. E sulla mancata partecipazione ai due format del servizio pubblico si è aperto un giallo, visto che la giudice non solo ha comunicato la sua indisponibilità nel pomeriggio di ieri senza offrire alcuna giustificazione in merito all'inaspettato ritiro, ma ha perfino assicurato a Vespa che non avrebbe mandato nessun altro esponente di Md.

Eppure la corrente di sinistra è quella più politicamente impegnata nella campagna massiva per tentare di far naufragare la riforma del governo, che se passerà il vaglio degli italiani introdurrà la separazione delle carriere, rafforzando così la terzietà del giudice rispetto ai desiderata della pubblica accusa, e istituirà sia il sorteggio del Csm che l'Alta Corte, mettendo fine una volta per tutte allo strapotere delle correnti, a quella partita delle nomine esercitata ormai da decenni e venuta alla luce con lo scandalo di Luca Palamara, l'ex capo dell'Anm che svelò il sistema.

Nonostante la vetrina concessa da Vespa alla Albano e a Md sulle ragioni del No sia a Cinque Minuti che per a Porta a Porta, la presidente di Magistratura democratica ha fatto incredibilmente retromarcia. E, se come diceva Giulio Andreotti: a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, la ferma rinuncia della Albano, con il veto su tutta Md, potrebbe essere legata all'ospite del contraddittorio.

La Imparato, infatti, pochi giorni fa è stata protagonista di un acceso dibattito con Giuseppe Cascini, attuale procuratore aggiunto di Roma che fu censurato dall'Anm per aver ottenuto biglietti per la Champions League da Palamara. Uno scontro che non si è consumato sotto i riflettori tv, ma al dibattito organizzato dalla Federazione nazionale della stampa italiana a Roma. Nell'occasione il magistrato per il sì ha incalzato a tal punto Cascini, proprio sul tema delle responsabilità delle correnti nella gestione delle carriere emerso con la vicenda Palamara e sul perché i magistrati coinvolti nello scandalo non siano stati denunciati all'autorità giudiziaria, che la propaganda anti referendum del procuratore si è trasformata in un boomerang, quando Cascini ha candidamente risposto che "non tutto ciò che è sbagliato costituisce reato".

Non solo. Cascini aveva anche aggiunto che, nonostante il Csm e alcuni magistrati avessero sollecitato interventi disciplinari nei confronti del gruppo Palamara, l'azione disciplinare non ha avuto corso perché l'allora ministro della Giustizia non avrebbe ritenuto di promuoverla. Guardasigilli che all'epoca era il grillino Alfonso Bonafede.

Un autogol così tanto clamoroso da far risuonare nell'aria quello che era un mantra di Silvio Berlusconi: certa magistratura è il braccio armato della sinistra. E per fortuna, per il Fronte del no, che lo scontro Cascini-Imparato non si sia consumato in diretta tv. Dunque, meglio non replicare nel salotto di Vespa.

Dove, alla fine, è stato "mandato" il pensionato Giovanni Salvi, l'ex procuratore generale della Cassazione che vent'anni fa fu membro togato del Csm per Md. Proprio colui che finì nelle chat di Palamara e che, con una serie di circolari, contribuì a trasformare lo scandalo in una sorta di amnistia generalizzata per le toghe, spingendo la politica a intervenire.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica