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"A Torino una strategia eversiva". Ma la sinistra assalta Piantedosi

Il ministro dell'Interno: "Chi sfila accanto a questi delinquenti offre loro impunità". L'ira di Avs: "Comiziaccio, ci chiamano cattivi maestri, ma non accettiamo lezioni"

"A Torino una strategia eversiva". Ma la sinistra assalta Piantedosi

Nell'informativa alla Camera dei deputati il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi va subito al punto: c'è un salto di qualità nello scontro tra movimenti e istituzioni. Gli applausi arrivano solo dal centrodestra, la sinistra resta in assetto polemico. Nonostante l'appello all'unità nazionale arrivato dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Oggi al Senato il titolare del Viminale sarà di nuovo in Aula, per le comunicazioni sui fatti di Torino. Ieri la conferenza dei capigruppo ha annullato l'informativa a Palazzo Madama fissata alle 16. Le opposizioni fanno ostruzionismo. Il presidente Ignazio La Russa incalza i partiti: "Spero in posizione unitaria".

Si punta a un testo condiviso e trasversale tra maggioranza e opposizione. A Montecitorio, ieri, Piantedosi rivela un episodio che più di ogni altro indica il clima che si respira in Italia: "L'iniziativa di sabato era stata preceduta e preannunciata, lo scorso 17 gennaio, da una assemblea nazionale indetta da Askatasuna presso l'Università di Torino, a cui avevano partecipato circa 750 persone, fra le quali numerosi attivisti delle diverse anime dell'antagonismo nazionale, aderenti al sindacalismo di base, al movimento No Tav e ai gruppi ambientalisti, rappresentanti della Cgil, del partito Avs e della locale comunità islamica. In quella circostanza, nel rilanciare l'appuntamento per la manifestazione nazionale in solidarietà ad Askatasuna è stato sottolineato - cito testualmente - che il corteo avrebbe costituito una resa dei conti con lo Stato democratico, in quanto lo sgombero di Askatasuna alza l'asticella dello scontro. Il 31 gennaio era stato definito uno spartiacque, come una guerra di liberazione nazionale, nella prospettiva di un fronte allargato comprensivo della comunità araba e musulmana, diventate compagne di lotta". E ancora: "Siamo ormai di fronte a episodi di violenza organizzata contro lo Stato, contro le forze dell'ordine, rispetto ai quali non ci possono essere ipocrisie, silenzi o ambiguità, ma solo una ferma condanna".

Parole che rievocano il famoso convegno di Pecorile del 17 agosto del 1970 che segna il passaggio alla lotta armata da parte di Curcio e Franceschini, tra i fondatori delle Brigate Rosse. E dunque Piantedosi non ha dubbi: "Siamo di fronte a una strategia che mira a innalzare il livello dello scontro con le istituzioni e che, attraverso i disordini e la violenza, punta a compattare la galassia anarco-antagonista e a galvanizzarne gli aderenti. È possibile dire che stiamo registrando un innalzamento del livello dello scontro che, per certi versi e pur con delle varianti, richiama dinamiche squadristiche e terroristiche". Nella ricostruzione, Piantedosi mette sul banco i numeri: 108 feriti tra le Forze dell'ordine, di cui 96 della Polizia di Stato, 5 dei Carabinieri e 7 della Guardia di Finanza. E avverte: "Non vogliamo immunità ma gli agenti non sono bersagli mobili". Per quanto riguarda le misure dell'autorità giudiziaria: tre arresti e 27 fermi per i disordini di sabato 31 gennaio. Un ringraziamento agli agenti: "Grande lavoro svolto ha evitato che si verificassero danni ben più gravi che erano nei programmi dei manifestanti".

Dopo i numeri arriva il colpo alla sinistra: le coperture politiche. "Chi sfila accanto a questi delinquenti finisce per offrire loro una prospettiva di impunità. Si offre complicità e copertura, tanto più che Askatasuna ha rivendicato le azioni". La sinistra rumoreggia. E il ministro insiste: "Sarebbe grave se qualcuno derogasse da questa linea di fermezza contro la violenza politica, soltanto perché alla guida del Paese c'è un governo di centrodestra". Poi il ministro fa cenno alle misure al vaglio del governo: "Stiamo lavorando all'introduzione di specifiche misure, come il fermo di polizia per soggetti potenzialmente pericolosi di cui siano già conoscibili intenzioni e attitudini. Strumenti del genere, del resto, sono presenti in alcuni ordinamenti europei senza che nessuno gridi all'attentato alla democrazia. Ed ancora, pensiamo a norme in grado di salvaguardare non solo gli agenti vittime di aggressioni". L'ipotesi è che già al Cdm di domani le misure possano finire in un provvedimento.

Alla Camera l'opposizione non coglie l'appello all'unità. E partono subito gli attacchi. Dal partito Avs Luana Zanella: "Un comiziaccio". Dura anche la presa di posizione del Pd con Matteo Mauri: "Solo propaganda". Bonelli dei Verdi provoca: "Ci parla di cattivi maestri ma era il 12 aprile 1973 quando fu indetta una manifestazione dal movimento sociale" che fu "vietata dalla polizia e ad aprire il cordone c'era il presidente del Senato Ignazio La Russa e a quella manifestazione una bomba fu lanciata e morì l'agente Antonio Marino. Volete portare indietro la storia noi difenderemo la democrazia il diritto di manifestare".

La destra fischia e protesta. A fine giornata una nota unitaria di tutti i capigruppo della maggioranza al Senato: "Avevamo dato la massima disponibilità per una risoluzione unitaria, infondate le dichiarazioni della minoranza".

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