Difficile definire Massimo Cacciari, 80 anni, protagonista di mille battaglie culturali. È un politico, un uomo di sinistra, un filosofo molto stimato nel mondo, un ex sindaco di Venezia, ex parlamentare comunista, un combattente, un passionale. Ecco, in questa intervista è soprattutto un passionale. Non mi lascia nemmeno finire le domande perché in lui brucia l'indignazione e persino l'incredulità per gli attacchi che sta subendo Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia, scrittore, giornalista, esponente e intellettuale storico della destra italiana. La polemica la conoscete: l'Europa minaccia di togliere due milioni di finanziamenti alla Biennale se Buttafuoco non impedirà ai russi di aprire il loro padiglione.
Cacciari, lei pensa che...
"Ma scusi, cosa dobbiamo fare: come durante la prima guerra mondiale?"
Cosa si faceva durante la prima guerra mondiale?
"A Vienna era proibito suonare Verdi e a Roma era proibito Wagner".
Quindi lei pensa che Buttafuoco abbia ragione a consentire l'apertura del padiglione della Russia?
"Completa solidarietà per Buttafuoco. Non ho niente da aggiungere: completa".
Ma questo perché ritiene...
"Non è che ritengo, non è una mia opinione, è che semplicemente dei dementi possono pensare che proprio perché abbiamo una situazione di conflitto e di guerra non sia il caso di ricorrere a tutti i mezzi di cui disponiamo per potere mantenere integri alcuni rapporti che esistono sul piano culturale, sul piano scientifico sul piano artistico. Non è difficile da capire. In queste situazioni dovrebbe essere il mestiere delle università e degli organismi culturali quello di mantenere vive queste relazioni in attesa che poi, scoppiando la pace, tutto possa tornare come prima..."
Secondo lei la cultura può diventare un terreno diguerra?
"Solo se non è vera cultura. Quella vera invece è il terreno sul quale ci si confronta, anche in modo molto duro, molto polemico a volte, perché di solito una persona di cultura crede di dire cose giuste e quindi le difende in tutti i modi. Ma le difende nel riconoscimento pieno del valore della dignità dell'avversario".
Il governo ucraino però accusa gli artisti russi di essere propagandisti del regime.
"C'è Buttafuoco, c'è una direzione della Biennale, ci sono organismi seri che gestiscono tutti gli eventi. Non sono una garanzia sufficiente? Io sono professore universitario, e se mi viene un russo a dire viva l'invasione gli tolgo la parola e lo prendo a calci. Perché? Perché se mi dice viva l'invasione non è più un artista, un intellettuale: è uno che parla di politica. E che dice una cosa inaccettabile. Ma allora non c'entra più la Biennale".
Se i russi nel padiglione appenderanno i manifesti a favore della guerra?
"Immagino che Buttafuco chiuderebbe il padiglione. Ma che facciamo: la censura preventiva? Che senso ha la censura preventiva? Si fonda su un pregiudizio. Vogliamo dire che un russo non può essere altro che un putiniano, che può essere solo un propagandista di Putin e un sostenitore dell'invasione? E poi vogliamo dire anche che un israelinao non può essere altro che uno che è per Netanyahu e vuole la guerra a Gaza, e un americano può essere solo un sostenitore dei Tump? Questa è l'idiozia ultraeuropea totale. Ci sono in America milioni di persone che stanno facendo la battaglia contro Trump, come ci sono milioni di israeliani che non ne possono più di Netanyahu. Ma noi questo non lo capiamo".
Ora cosa dovrebbe fare Buttafuoco?
"Buttafuoco è stato bravo, ha detto le cose giuste, ha resistito alle pressioni. Io spero che riesca a resistere ancora".
Se invece cede?
"Lo comprenderò. Lui è nominato dal governo se a un certo momento non ce la fa a respingere gli attacchi bisogna anche capirlo".
C'è uno scontro con il ministro Giuli.
"E, vabbè, è complicato quando hai uno scontro con dei...".
La prego, non la dica quella parola...".
"Beh, mi ha capito".
Se Buttafuoco accetta il diktat la Biennale perde prestigio o guadagna prestigio?
"Se lo accetta perde prestigio. Se invece non lo accetta la Biennale ne guadagna".