Tre colpi precisi nella notte tra venerdì e sabato, in poche ore, proprio mentre il mondo guarda l'Italia che organizza i Giochi. Cavi tranciati di netto, un ordigno rudimentale e una cabina elettrica incendiata: atti dolosi coordinati sulle linee ferroviarie due nel nodo di Bologna, a Castelmaggiore (Alta Velocità e ordinaria Bologna-Padova) e uno a Pesaro sulla Bologna-Ancona che hanno mandato in tilt la circolazione causando ritardi a catena e disagi per migliaia di persone normali che stamattina dovevano solo andare a lavorare o tornare a casa. Ed è stato solo grazie alla tempestività dei tecnici Fs, intervenuti appena la Polfer ha dato il nulla osta, che è stato possibile riattivare la linea alle 12.30 e già dalle 14.30 il tabellone di Milano Centrale era senza ritardi.
Dopo una notte passata sotto la morbida coperta olimpica della scintillante serata milanese dell'inaugurazione dei Giochi e dopo che il Paese e Milano hanno provato (riuscendoci) a fare la figura da capitale mondiale dello sport, la notizia arrivata ieri all'alba dall'Emilia e dalle Marche ha l'effetto di un pugno nello stomaco. Gli investigatori puntano dritti verso gli anarchici antagonisti, come già successo in Francia per le Olimpiadi di Parigi 2024. Sabotaggi per "delegittimare" l'evento, per dire "no" all'internazionalità, al turismo, allo sport che unisce. Indaga l'Antiterrorismo della polizia. E mentre la Procura di Bologna valuta l'ipotesi terrorismo e al momento ha aperto un fascicolo contro ignoti, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini parla di "attentato". "Un atto di delinquenza. Se si confermasse che l'interruzione su alta velocità è figlia di un attentato premeditato, nel primo giorno delle Olimpiadi, diciamo che qualcuno vuol male all'Italia" sottolinea.
Gesti, quelli sulle linee ferroviarie, che dal punto di vista ideologico s'attagliano alla perfezione con quanto hanno fatto, sempre nella notte ma sotto la Madonnina, teppisti travestiti da ecologisti, spargendo vernice rossa sui muri della Casa dello Sport in via Piranesi, quartier generale milanese del Coni regionale e di varie federazioni sportive. Scritte che suonano come schiaffi: "Complice del genocidio", "No Ice" (la polizia migratoria Usa, diventata il mostro del momento), "Olimpiadi insostenibili". Un messaggio fin troppo chiaro nel luogo che rappresenta lo sport italiano, quello vero, fatto di sudore, medaglie e sacrifici e che invece ha fatto da bersaglio per chi odia tutto ciò che sa di Italia che vince.
Anche a Milano le forze dell'ordine hanno già aperto un fascicolo per danneggiamento aggravato e il centrodestra non perde tempo: la premier Giorgia Meloni, dal bilaterale con Vance, commenta sintetica ma efficace: "Mentre il mondo guarda l'Italia che organizza eventi epici, c'è chi preferisce distruggere. La risposta sarà ferma".
Poi arriva il pomeriggio. Piazza Medaglie d'Oro, in zona Porta Romana, a Milano si riempie di un corteo da 5mila persone non i 20mila sbandierati da certi social, ma abbastanza per creare caos organizzato dal solito "Comitato Insostenibili Olimpiadi", quindi un mix di centri sociali, collettivi studenteschi, pro-Pal, sindacati di base e antagonisti vari. Striscioni contro l'Ice, contro il governo, contro il "cemento olimpico", con i manifestanti che in corteo trascinano simbolicamente dei mini larici in legno, simbolo delle 500 piante abbattute a Cortina "sacrificati per 90 secondi di gara su una pista da bob da 124 milioni". Il percorso non tocca impianti sportivi, al di là del passaggio in via Brembo, poco distante dal Villaggio olimpico, blindato dal dispositivo di sicurezza. Al termine fumogeni rosa, petardi, lanci di pietre verso le forze dell'ordine in piazzale Corvetto, dove la manifestazione sembra terminare intorno alle 19 davanti a idranti e lacrimogeni, cioè la risposta della questura. Ma è solo una illusione perché un gruppo di circa 60 manifestanti si stacca "in fuga", per dirigersi sulla rampa della tangenziale est. Sono vestiti di nero, hanno il volto coperto e si nascondono dietro cartelli con la scritta "Know your enemy", quando iniziano a lanciare bottiglie, sassi, petardi e persino fuochi d'artificio contro i cordoni di polizia, carabinieri e guardia di finanza schierati a protezione dell'imbocco della tangenziale.
Le forze dell'ordine rispondono con idranti ad acqua (qualche carica di alleggerimento, lacrimogeni sparsi).
Non è guerriglia urbana totale, ma abbastanza per creare scene da documentario: fumo denso, gente che corre, negozi che abbassano le saracinesche in fretta. Sei manifestanti finiscono fermati e portati in questura per resistenza, lancio di oggetti pericolosi e danneggiamento, due poliziotti restano contusi.