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Trump azzera la scienza green dell'era Obama (e spegne Cuba)

Pronta la revoca delle valutazioni del 2009. L'isola sempre più in crisi

Trump azzera la scienza green dell'era Obama (e spegne Cuba)
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Donald Trump è pronto ad azzerare una storica scoperta scientifica dell'era Obama, dando il via a quello che potrebbe rivelarsi il più radicale passo indietro nella lotta ai cambiamenti climatici degli Stati Uniti. L'amministrazione Usa, secondo le fonti del Wall Street Journal, si appresta in nome della "deregulation" ad abrogare questa settimana quella che costituisce la base giuridica per regolamentare a livello federale le emissioni. Nel mirino del 47° presidente americano c'è la "valutazione di pericolosità" del 2009 in base alla quale sei gas serra rappresentano una minaccia per la salute e il benessere pubblico. Valutazione divenuta il fondamento per le norme dell'Agenzia per la Protezione Ambientale (Epa) che hanno limitato le emissioni delle centrali elettriche e inasprito gli standard di risparmio di carburante per i veicoli ai sensi del Clean Air Act.

Funzionari dell'amministrazione spiegano che la norma definitiva elimina i requisiti normativi per misurare, segnalare, certificare e conformarsi agli standard federali sulle emissioni di gas serra per i veicoli a motore e abroga i relativi programmi di conformità, le disposizioni in materia di crediti e gli obblighi di rendicontazione per le industrie. Non si applicherebbe alle misure che regolano le emissioni delle centrali elettriche e di altre fonti fisse come gli impianti petroliferi e del gas, ma l'abrogazione potrebbe aprire la strada all'annullamento delle normative che riguardano tali impianti. Oltre a creare nuova incertezza per le aziende con attività globali, che rischiano di trovarsi intrappolate tra standard ambientali più bassi in patria e una base di riferimento più elevata per le normative sulle emissioni all'estero. Inoltre, un vuoto a livello federale potrebbe indurre gli stati ad attuare le proprie normative e creare nuova esposizione legale per le aziende.

"Si tratta del più grande atto di deregulation nella storia degli Stati Uniti", afferma l'amministratore dell'Epa Lee Zeldin in un'intervista. Mentre i gruppi ambientalisti promettono battaglia in tribunale (che potrebbe durare anni), la svolta sarà probabilmente vista come una vittoria per l'industria dei combustibili fossili, che per anni si è opposta alle normative federali sul clima. Trump ha definito i combustibili fossili vitali per l'economia e la sicurezza nazionale e ha sostenuto che una maggiore dipendenza da essi contribuirà a ridurre i prezzi dell'energia: d'altronde, da quando è entrato in carica, il presidente ha cercato a più riprese di abrogare le norme che i suoi alleati nel settore petrolifero e del gas hanno definito eccessivamente onerose. E oggi, il tycoon dovrebbe pure annunciare un ordine esecutivo che ordina al Pentagono di acquistare elettricità da centrali a carbone.

Nel frattempo Trump continua a strangolare Cuba, sfinita da una pesantissima emergenza energetica dopo la sospensione delle spedizioni di petrolio dal Venezuela ordinata da Washington e la minaccia di imporre dazi a chi esporta greggio all'Avana. La decisione dell'amministrazione di rafforzare la decennale morsa statunitense sull'economia cubana, privando l'isola della sua principale fonte di petrolio, ha fatto precipitare il Paese in una crisi in rapido peggioramento, costringendo il governo ad adottare misure urgenti di vasta portata per evitare la catastrofe, dalla riduzione dei servizi di trasporto a quella dell'orario di lavoro e scolastico. E l'isola ha pure sospeso per un mese le forniture di carburante per gli aerei, che non potranno fare rifornimento.

Le Nazioni Unite avvertono che il segretario generale Antonio Guterres è "estremamente preoccupato per la situazione umanitaria che peggiorerà, se non addirittura crollerà, se il suo fabbisogno petrolifero non verrà soddisfatto".

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