Ma un giovane che voglia fare il magistrato, o un anziano che stia smettendo di farlo, domanda: che cosa vedrebbero, girandosi indietro? Risposta: vedrebbero un Paese che ha riformato quasi tutto, che ha cambiato la forma dello Stato, ha riscritto pezzi della Carta, ha rifatto la scuola nel 1962, l'economia pubblica con l'Enel, il lavoro con lo Statuto, la famiglia con il divorzio e il diritto di famiglia del 1975, la sanità con il Servizio sanitario del 1978, i rapporti fra Stato e Chiesa col Concordato del 1984, la pubblica amministrazione più volte, la politica locale con l'elezione diretta del sindaco, quella nazionale con le riforme elettorali, e più volte le pensioni, ancora il mercato del lavoro, la tv, le privatizzazioni, i diritti civili più recenti, le autonomie, la finanza pubblica, un sacco di altre cose, insomma, manca niente?
Anche se il referendum non esistesse, e neppure la Riforma Nordio, il giovane aspirante magistrato e l'aspirante pensionato vedrebbero un Paese che in tutte le rilevazioni di questo secolo ha detto che l'assetto della Magistratura va cambiato: già nel 2003 Eurobarometro diceva che solo il 38 per cento degli italiani aveva fiducia nella giustizia, dopodiché il piano inclinato si è reso inesorabile ancor prima che i vari casi Palamara illuminassero il correntismo e mostrassero la degenerazione di un ceto togato con le sua logiche spartitorie, e prima ancora che i maggiori paesi sviluppati (l'Ocse) nel 2021 ridicolizzassero l'autogoverno di magistrati che nel 99 per cento dei casi si valutano positivamente tra di loro.
Oggi la fiducia è al lumicino, l'anno scorso Eurispes rilevava che quasi il 60 per cento degli italiani è favorevole alla separazione delle carriere e che l'assetto della magistratura andrebbe rifatto da capo, come si dice: riformato. L'aspirante magistrato e il quasi pensionato vedrebbero questo. Lo vedrebbero se ci fosse un referendum e anche se non ci fosse. Però c'è.