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"Vaff... allora andiamo a processo". La verità dei soliloqui nella Panda

I monologhi di Sempio prima dell'avviso di garanzia. "Ci saranno mie impronte". I carabinieri: "Parole angoscianti. La furia omicidia nata da un effetto domino"

"Vaff... allora andiamo a processo". La verità dei soliloqui nella Panda

"Porca puttana... ancora con 'sta storia...atto giudiziario... che cazzo hanno...altra volta...ma è una cosa... ancora 'sta storia... quindi, cosa mi devo aspettare?". È in queste parole di Andrea Sempio, pronunciate in uno dei suoi consueti soliloqui, che c'è la genesi della nuova inchiesta per il delitto di Garlasco.

È il 26 febbraio 2025 quando i carabinieri telefonano a Sempio e lo convocano per il giorno seguente al Comando di Voghera, per la notifica di un atto giudiziario. Nonostante i militari non gli accennino di cosa si tratti, il 39enne capisce immediatamente che si tratta di un altro avviso di garanzia per l'omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007.

Lui non lo sa, ma in quel momento è già intercettato. E la cimice installata sulla sua Panda registra lo sfogo del sospettato. Due ore dopo è da solo sulla sua auto.

"CHE C... HANNO TROVATO?"

"Stia tranquillo, non è che la portiamo via" dice Sempio riportando le parole dei carabinieri. "Ci credo molto poco!" commenta. E si ferma per buttare qualcosa nella spazzatura. "Che cazzo sono andati a fare dico... porca puttana, che cazzo vogliono questi... avviso di garanzia" ripete. Sbuffa Andrea Sempio: "Cosa ho passato io lo so... che cazzo hanno trovato?".

Il giorno dopo Sempio ritira ufficialmente la notifica: è di nuovo accusato di aver ucciso Chiara Poggi. Uscito dalla caserma, gli inquirenti registrano immediatamente una prima ammissione inquietante: "Cosa avete trovato? Che cazzo stanno dicendo... ma che cazzo stanno dicendo...(a bassa voce) le ho bruciate tutte... vaffanculo andiamo a processo".

Un passaggio che, secondo chi indaga, farebbe riferimento al fatto che l'amico di Marco Poggi avrebbe cancellato tutta la sua vita precedente al 2017, godendo del vantaggio di quella prima indagine lampo del 2016 che finì con l'archiviazione e che oggi è il fulcro dell'inchiesta per corruzione in atti giudiziari che coinvolge l'allora procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti e Giuseppe Sempio, il padre di Andrea.

"CI SARÀ UNA MIA IMPRONTA"

In quei primissimi momenti dell'inchiesta, già la mattina del 27 febbraio 2025, Sempio temeva che potessero trovare una sua impronta in casa Poggi. E in un soliloquio si lancia in giustificazioni sulla sua presenza.

"Ok, mi fanno il tampone, prendono le cose ok... ora trovano sicuro que... di sicuro trovano qualcosa perché... una mia impronta in casa ci sarà... ci sarà una mia impronta in giro per casa, ci sarà del Dna mio in giro per casa, ci sarà qualcosa... mi fa vabbè cazzo... certo che c'è sei lì tutti i giorni... cioè ma certo che eri lì... eri lì tre giorni... ero lì tre giorni prima" esclama l'indagato, "mi fa certo che ci sarà di tre giorni prima... cioè...va bene...eri lì tre giorni prima, però loro devono dimostrare che tu sei...". E infatti l'impronta 33, riconducibile a Sempio per 15 minuzie, verrà trovata proprio sulle scale della cantina dove è stato abbandonato il corpo della vittima. Considerata dai Ris dell'epoca impressa da "una mano bagnata" e dunque un contatto recente. Eppure Sempio, secondo lui, non entrava in quella casa almeno dal 4 agosto 2007.

IL MOVENTE NEI VIDEO INTIMI

Nell'informativa finale, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano, agli ordini del colonnello Antonio Coppola, definiscono "a tratti angosciante" il soliloquio in cui Sempio, da solo in auto e a voce alta, ricorda quei momenti dell'estate 2007. "Andrea era perfettamente a conoscenza del fatto che Chiara fosse rimasta sola a Garlasco ed evidentemente aveva provato un approccio. Ed è certamente inquietante che fosse a conoscenza dei video intimi che Chiara ed Alberto Stasi avevano girato consapevolmente riprendendo la propria intimità e che certamente non avevano condiviso con nessuno" si legge negli atti. Quei video, secondo gli inquirenti, erano presenti sul pc di casa Poggi e, "come è stato cristallizzato, Chiara ad un certo punto avvertì l'esigenza di proteggerli con una password perché è evidente che avesse il dubbio che il proprio segreto potesse essere stato violato". Per gli investigatori Sempio "non poteva essere a conoscenza di quei video a meno che, e le sue parole lo cristallizzano, non ne avesse avuto accesso proprio dal pc presente nella stanza di Chiara oppure, da come emerge dalla consulenza tecnica informatica, dalla pendrive di 2gb". Un'operazione possibile "o con la presenza di Marco Poggi", fratello della vittima, "le cui dichiarazioni sul tema appaiono incongruenti sul come fosse venuto a conoscenza di quei video e se ne avesse avuto accesso, oppure autonomamente agendo di nascosto da Marco ed approfittando dell'accesso al pc (o della pendrive)".

L'INFATUAZIONE TOSSICA

Proprio in quei filmati tra i due fidanzati "è verosimile si inneschi il movente del delitto: l'infatuazione, la probabile prospettiva sessuale proiettata su Chiara nell'assunto che il girato rappresentasse esso stesso la prova della disinibizione, l'approccio approfittando dell'assenza di Marco e del fatto che la ragazza in quei giorni di agosto fosse sola a casa, il rifiuto, il tentativo di presenza, la reazione di Chiara e la furia omicida per un effetto domino" scrivono i carabinieri.

La ricostruzione del movente è sorretta da una serie di dati oggettivi, secondo l'accusa, di cui il soliloquio del 14 aprile 2025, in cui l'indagato parla dei video intimi e di una pennetta scimmiottando la voce di Chiara, apostrofata con "è stata bella stronza" perché gli avrebbe detto "non ci voglio parlare con te", sarebbe solo l'apice dei riscontri "che riguardano il suo rapporto con la sessualità".

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