Una notte insonne dopo il 25 aprile, per la gravità dell'accaduto e per il senso di responsabilità: "Sono immeritatamente seduto sulla sedia di Ferruccio Parri" premette Luca Aniasi (foto), presidente della Fiap, la Federazione custode della prestigiosa tradizione dei partigiani azionisti e socialisti-liberali. Nipote di Aldo, il comandante Iso, grande sindaco socialista di Milano, Aniasi ha con la Resistenza un rapporto che è insieme di venerazione e di affetto familiare. "Il 25 aprile è una festa fondativa della Repubblica, e se diventa qualcosa di profondamente diverso è molto triste". Aniasi lo ha celebrato a Modena: "Un onore. Ed è andato tutto bene". La stessa cosa non si può dire per Milano, dove la Brigata ebraica è stata cacciata. "Leggere cosa è accaduto è angosciante" confessa. "La questione va al di là dei singoli episodi, alcuni anche molto gravi. Il punto non è neanche cosa sia accaduto. Qualche scemo ci sarà sempre. Il problema è che non lo si condanni, e che si accusi la Brigata, sostenendo che ha portato bandiere che non doveva". Sente la responsabilità di non rompere con l'Anpi, ma nella linea dei partigiani guidati dal comunista Gianfranco Pagliarulo c'è qualcosa che non va. "Io - racconta Aniasi - ho parlato in Duomo, a Milano, e mi sono trovato di fronte simboli che evocano il terrorismo e bandiere della Repubblica islamica, per me il peggiore dei regimi. Cosa dovevo fare? Nessuno può dire quale bandiera si porta e quale no. E poi le bandiere Usa no? Siamo alla follia. E le bandiere ucraine? Come si fa a non vedere un'affinità con la Resistenza? E invece di interrogarsi perché qualcuno urla slogan nazisti, l'Anpi dice: Non dovevate portare la stella di David!". "La logica - spiega - è simile a quella di chi, in presenza di uno stupro subito da una donna, dice: Ha messo la minigonna. È inaccettabile". Da uomo di sinistra, Aniasi ammette che l'antisemitismo è un'emergenza: "Quelle manifestazioni con folle che gridano Palestina dal fiume al mare, non si riesce a capire cosa significano. Il tema è che non si condannano gli slogan infami e si asseconda un sentimento, anche diffuso, di pena per la guerra, che però viene trasformato in odio. E questo fa paura".
Il problema è il settarismo che produce odio: "Intanto non si tengono in nessun conto le ragioni di Israele - spiega -. Poi la responsabilità di quanto accade viene addossata non solo agli israeliani, e già sarebbe deplorevole, ma a tutti i cittadini di religione ebraica. Avete mai visto un ortodosso accusato per Putin? A chi verrebbe in mente? A nessuno, giustamente".
Colpisce l'odio perché non è arginato e anche per questo è diventato di massa. "C'è, e pesa, una storia di antisemitismo a sinistra" ammette Aniasi.
"Allora, non voglio dire che l'Anpi fomenti l'antisemitismo, ma al presidente della Comunità ebraica Meghnagi, il presidente Anpi non doveva rispondere ci vediamo in Tribunale come farebbe un bambino di 4 anni". "Io non direi mai che il 25 aprile è morto, mai, ma dobbiamo lavorare tutti, Anpi per prima, per recuperarne lo spirito".