I vedovi di Giuseppe Conte non sono strutturati come una corrente del Pd. Ma poco ci manca. Conoscono pregi e difetti dell'avvocato di Volturara Appula, già due volte presidente del Consiglio e alla guida del secondo azionista della coalizione di centrosinistra. Quando sentono parlare di lui - a parte qualcuno che mourinhanamente risponde: "Per me Conte è solo Antonio" - si alzano sull'attenti. Per loro "Giuseppi" è sì trasformista e camaleontico ma è l'unico in grado di battere la leader del campo avverso, Giorgia Meloni. "Ma vogliamo provare a vincere o ancora una volta ci accontenteremo di una sconfitta o di una non vittoria?", si domandano retoricamente.
I vedovi di Conte si trovano in ogni angolo del Nazareno. Alla voce "grandi vecchi" ecco Goffredo Bettini, grande sostenitore del leader del M5S, forse l'ideologo della sua leadership da federatore. Bettini ha apprezzato le gesta nel corso dell'esecutivo giallorosso. E avrebbe voluto che al posto di Draghi si creassero le condizioni per un terzo gabinetto di "Giuseppi". E oggi? Giovedì il dirigente del Pd, ha vergato un editoriale su Rinascita, testata di cui è direttore, in cui è parso voler difendere lo scatto degli ultimi dieci giorni dell'avvocato del popolo: "Conte ha aperto all'idea delle primarie per la scelta del candidato premier. Lo ha fatto, credo, per dare un segnale di afflato unitario. In fondo, delle primarie ha parlato per primo il Pd, e il leader dei pentastellati ha voluto dire: Io ci sono, sono fino in fondo nella partita, in modo irreversibile". E ancora, qualche giorno fa, lo stesso Bettini si è espresso così ospite di Un Giorno da Pecora: "Elly ha fatto un lavoro enorme e questo le va riconosciuto perché c'è chi dentro non glielo riconosce. Ma la questione della premiership non va posta oggi. La mia esperienza mi dice che bisogna pensare al modo migliore per vincere". Più chiaro di così.
Alla medesima voce appartiene Massimo D'Alema, padre nobile del campo largo ed estimatore dell'avvocato. Memorabile una sua battuta di qualche anno fa sul leader dei 5Stelle: "Sono un suo sostenitore, anche perché non ne vedo di migliori all'orizzonte". E chissà se non lo sia stesso per Dario Franceschini, capo delegazione del Pd e ministro della Cultura ai tempi del governo giallorosso. Un file fra Conte e l'allievo di Zaccagnini è rimasto sempre aperto. "Dario - osserva una fonte di primissimo rango - è abituato a giocare su più tavoli. È vero, oggi caldeggia Silvia Salis o Franco Gabrielli. Ma se Conte dovesse spuntarla sarebbe di sicuro al suo fianco. Fra i due continua ad esserci feeling".
Un feeling che è rimasto immutato anche con Roberto Speranza, ministro della Salute e memoria e difesa della gestione Coronavirus. E se Francesco Boccia oggi è uno schleniano duro e puro, negli anni d'oro dell'esecutivo giallorosso l'attuale capogruppo al Senato del Pd veniva considerato un punto di riferimento del contismo all'interno del Nazareno, essendo stato uno dei facilitatori della sintonia tra Pd e 5Stelle. Insomma, se succede tutto può cambiare. Vale più o meno lo stesso per Nicola Zingaretti, oggi schleniano all'Europarlamento, ma autore di una frase che resta negli annali delle cronache politiche: "Conte è un punto fortissimo di riferimento delle forze progressiste". Ci sono poi i Vedovi a metà, come Roberto Gualtieri, altro ministro dell'esecutivo, che da sindaco di Roma cerca di tenersi le mani libere. O come Gaetano Manfredi, primo cittadino di Napoli e figura ponte tra il Pd e il M5S. Perché il contismo è inclusivo. Bastava sentire l'altra sera a Real Politik su Rete4, Pier Ferdinando Casini. L'ex presidente della Camera si è espresso così sull'ipotesi di una sfida tra la segreteria del Pd e il leader del M5S: "Conte e Schlein? Legittimo che entrambi aspirino, d'altronde Conte non è un passante, è stato presidente del Consiglio in epoche non facili e la Schlein è la segreteria del primo partito".
Insomma, è rimasto solo Romano Prodi a tifare contro il leader del M5S: "Io - ha detto ieri ospite di Start su SkyTg24 - non capisco davvero perché Conte abbia fatto questa mossa di chiedere le primarie che non può che mettere più in crisi questa gara strana delle primarie anticipate. È come eleggere il capitano della nazionale che va poi a perdere con la Bosnia. C'è proprio l'illusione di credere che la vittoria del no sia anche una vittoria politica". Più graffiante di così...