Il Pd vuole la testa anche di Bruno Vespa. È il conduttore di Porta a Porta il nuovo bersaglio della sinistra. La caccia si è aperta dopo la ramanzina che Vespa ha riservato al responsabile esteri del Pd Peppe Provenzano, ospite giovedì sera nel salotto di Rai 1. A La 7 i giornalisti sciopero contro il depotenziamento dei contratti. Contro la tv di Floris, Gruber e Formigli e degli opinionisti pagati a peso d'oro il Pd è timido. Giusto qualche nota di solidarietà senza alcun attacco in difesa del posto di lavoro contro l'editore. Bastone con Vespa, carota con la 7. È la doppia morale della sinistra. Vespa finisce nel mirino dei falchi di Elly Schlein. Tutto nasce dall'ospitata a Porta a Porta di Peppe Provenzano. L'esponente dem rifila una battuta al veleno contro Vespa: "Lei dovrebbe sedersi nelle poltrone del centrodestra". La provocazione fa infuriare (e di brutto) il conduttore. Che inizia la difesa del suo programma con toni, effettivamente, molto duri e accesi. Incidente chiuso. Vespa respinge le accuse di faziosità. E mette sul tavolo la gestione della par-condicio durante il referendum. Non sempre rispettata. Basta guardare ai richiami fatti a La 7 per lo sbilanciamento di alcune trasmissioni per il No. Però ora il nemico per la sinistra è il conduttore della Terza Camera.
All'alba del giorno dopo, il Pd apre il fronte contro Vespa. È Sandro Ruotolo, europarlamentare dem e capo della comunicazione del partito, che inizia la batteria d'attacco, evocando le purghe: "Gravissimo. Che un giornalista, intimi il silenzio a un parlamentare della Repubblica è un fatto inaccettabile. Per questo esprimiamo piena solidarietà a Peppe Provenzano. Ma non basta. Quanto accaduto ieri segna un limite che non può essere oltrepassato. Il servizio pubblico è pagato dai cittadini e deve garantire pluralismo, equilibrio, rispetto delle istituzioni. Non può piegarsi a logiche personalistiche o di potere". Addirittura si scomoda Papà Salis per difendere Provenzano: "Inaccettabile che Bruno Vespa cerchi di intimidire un parlamentare della Repubblica. Dovrebbe essere rimosso". Più fredda l'ala riformista dem che non partecipa alla crociata dei ragazzi di Schlein. Al fianco di Vespa si schiera il capo della Lega e vicepremier Matteo Salvini: "Solidarietà a Bruno Vespa, conduttore equilibrato e stimato professionista, insolentito dal Pd perchè ha osato chiedere a un esponente dem di non interrompere un ospite di centrodestra durante Porta a Porta. È gravissimo che il Pd, onnipresente in tutte le tv pubbliche e private, pensi di poter imbavagliare e attaccarài giornalisti che non fanno i militanti di sinistra. Il Partito democratico si comporta come un padrone arrogante e onnipotente". Più diretto Giovanni Donzelli, responsabile Organizzazione Fdi: "Il Pd vuole epurare Bruno Vespa. Dopo la vittoria al referendum sulla giustizia si sentono già in diritto di fare liste di proscrizione in Rai partendo da uno dei conduttori più autorevoli e seguiti dai telespettatori, che ha fatto la storia del servizio pubblico". La sinistra è abituata ai tempi in cui i talk erano monologhi anti-Berlusconi. E soprattutto rimpiange i bei tempi della colonizzazione Pd del servizio pubblico. Ovviamente, il caso Vespa accende lo scontro anche tra i sindacati in Rai. "Vespa da tempo si è spogliato dei panni del giornalista per indossare quelli del tifoso del governo di turno è pacifico per chiunque. È inaccettabile però che i vertici Rai gli garantiscano uno status di intoccabile" attacca l'Usigrai.
Risponde l'Unirai con numeri alla mano: "I dati Agcom attestano in maniera chiara il pieno rispetto del pluralismo da parte della trasmissione. La credibilità della Rai passa dalla capacità di offrire un confronto serio, rispettoso e completo".