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"Violento e razzista, non ci mancherà". Lo sfregio degli estremisti anche da morto

Coro di insulti al fondatore leghista. Le minacce a Fontana

"Violento e razzista, non ci mancherà". Lo sfregio degli estremisti anche da morto
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La sinistra monta un tribunale improvvisato per la morte di Umberto Bossi. Non è una prassi nuova: era già successo con il presidente Silvio Berlusconi nel 2023. Un esercizio tanto facile quanto misero, considerato che il soggetto bersagliato non ha più modo di replicare. Laura Boldrini, ex presidente della Camera dei deputati, oggi nelle fila dei Partito Democratico, ha attaccato a partire dal "linguaggio" del Senatùr. Bossi ha avuto uno stile di argomentare "violento, sessista e razzista", ha osservato su La7 l'anima bella della sinistra. Il fondatore del Carroccio, per la Boldrini, ha anche alimentato "l'odio interno" del Paese. Ed è stato un anticipatore di "tutto quello che è venuto dopo". Che, manco a dirlo, viene interpretato dalla Boldrini come negativo. Ma l'ex presidente della Camera, che almeno ha sottolineato di non voler essere ipocrita nel ricordare il leghista, è in buona compagnia.

"Non ci mancherà", ha scritto via social Potere al Popolo. "È morto colui che ci ha messo gli uno conto gli altri, ci ha rubato quarantove milioni e in cambio ci ha regalato Matteo Salvini. Di sicuro non ci mancherà".

Qualcuno, pur dichiarandosi "uomo di sinistra", ha preferito commentare il post dissociandosi. Poi c'è il circoletto degli influencer progressisti. Come segnalato anche da Esperia e da Gino Zavalani, "V for verity", rilanciatissimo da alcuni esponenti istituzionali della sinistra, ha urlato "champagne" in video per la gioia procuratagli dalla morte di Bossi. Una festa, insomma, e niente onore delle armi per un avversario che ha lasciato l'agone politico.

Certo, c'è anche chi ha stile e forma istituzionale. Pierferdinando Casini, per esempio, ha dato al Senatùr del "barbaro astuto". Niente a che vedere con le offese degli estremisti. Sono i toni di chi si considera progressista, invece, a preoccupare. Per esempio Christian Raimo, che si è aggiunto al coro con una considerazione via social. Una riflessione in cui a Bossi viene persino attribuita la "responsabilità di centinaia di persone morte, torturate, lasciate senza diritti minimi". E questo, secondo lo scrittore, per via della legge Bossi-Fini. "Come uomo delle istituzioni - chiosa Raimo - è state sempre non solo un antidemocratico ma un pedagogo della democrazia". In realtà il fondatore della Lega, come noto ai più, è sempre stato e si è sempre dichiarato antifascista. Ma ieri è stato anche il giorno delle minacce rivolte contro il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana.

Il leghista ha condiviso un appello per il Sì al referendum e si è trovato coperto d'insulti e non solo. "Sentirsi augurare la morte non può passare sotto silenzio", ha commentato Fontana, che ha informato le autorità competenti.

"Una cosa è la critica - ha proseguito - finanche l'insulto, ma quando, come in questo caso, la misura è colma è doveroso intervenire". Ferma la solidarietà della Lega e del centrodestra. Gli estremisti, in queste ultime ore pre-elettorali, hanno deciso di alzare i toni. E di dimenticare la pietà.

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