Lo scontro tra Stati Uniti e Italia degli ultimi giorni dimostra, in modo palmare, un paio di cose. Uno. Giorgia Meloni e il suo governo non sono mai stati proni, supini, sdraiati, e via con tutti i sinonimi possibili, a Trump, come la sinistra ha più volte sostenuto. Più semplicemente, e molto più pragmaticamente, l'Italia è vicina all'America quando gli interessi dei due Paesi convergono (come è stato nella maggioranza dei casi negli ultimi decenni) e ne prende le distanze quando divergono (come è accaduto, in modo macroscopico, in queste settimane). Non c'è cieca fedeltà allo storico alleato, per fortuna. Perché se lo scopo di Trump è fare l'America grande ancora, quello della Meloni è fare l'Italia grande. E in questo senso - in questo momento -, possiamo dire che è più "trumpiana" lei di lui, proprio perché difende meglio l'immagine del proprio Paese. È una questione di realpolitik e anche di buonsenso. Ogniqualvolta l'amministrazione Usa ha imboccato strade che confliggevano con Roma, il governo ha preso le distanze, smarcandosi e definendo nettamente le proprie posizioni - dall'Ucraina ai dazi, fino all'Iran e al Papa - senza alcuna subalternità, ma con quella determinazione che è mancata a molti politici italiani (ed europei) quando sono stati al governo. Punto numero due. Rispetto all'arcinota sintonia del passato, non è Roma ad aver cambiato strategia, ma Washington. Il primo Trump, quello della quarantacinquesima presidenza, era isolazionista sia dal punto di vista militare che economico, prometteva di non recapitare mai un missile fuori dai confini nazionali e - fedele alla tradizione liberista - non aveva mai pronunciato la parola dazi. Poi - probabilmente anche in modo legittimo, dal suo punto di vista - ha cambiato idea. Ed ecco il "Trump secondo", paradossalmente, sotto certi aspetti, più in linea con l'espansionismo dei suoi predecessori. Ma decisamente oltremodo sopra le righe.
E in contrasto con la politica e gli interessi del nostro Paese (e spesso pure del suo). Giorgia Meloni gli ha risposto per le rime e ha tenuto il punto. Ed è proprio questa franchezza il primo requisito che si dovrebbe chiedere ai propri alleati.