Popolare Italiana «apre» a Bpu e adesso parte la corsa a quattro

Il nodo del territorio e l’approccio di Bpm. Consiglio diviso

da Milano

Si allarga a Bpu la rosa dei potenziali alleati di Banca Popolare Italiana. È questa la decisione adottata ieri dal consiglio di amministrazione presieduto da Piero Giarda al termine di una riunione fiume dedicata al vaglio preliminare delle prime tre offerte pervenute: Bipiemme, Popolare Verona-Novara e Popolare Emilia Romagna. Il consiglio ha deliberato di dare mandato al presidente e all’ad di «valutare la loro compatibilità e sinergie rispetto alle linee strategiche di sviluppo del gruppo Bpi» e di «approfondire, anche attraverso esperti legali, le questioni della rappresentanza degli interessi del territorio e della compagine sociale nelle possibili configurazioni di governance ipotizzate».
Complice un’attenzione al momento concentrata sulle possibili sinergie industriali, i consulenti di Mediobanca e Rothschild non avrebbero ancora espresso alcuna preferenza. Da ieri sera si prospetta però ufficialmente una corsa a quattro per Bpi, dove il cda tornerà a riunirsi il 13 settembre per approvare la relazione trimestrale. A pesare sulla scelta finale convergono molti fattori che abbracciano sia la componente economica sia quella della governance e della valorizzazione del rapporti di Bpi con il proprio territorio. Secondo alcune indiscrezioni, alla resa dei conti l’offerta più generosa dal punto di vista strettamente economico potrebbe rivelarsi quella della Popolare veronese. A Lodi, tuttavia, c’è una radicata corrente di pensiero che considera Bpvn troppo grande per accettare un’aggregazione alla pari con l’esito di trasformare Bpi in una preda. Alcuni consiglieri propendono al contrario per Popolare Milano, anche per «affinità» politiche con il presidente Roberto Mazzotta. L’attesa è per un’offerta carta contro carta, a cui Milano affiancherebbe la proposta di una governance duale. Basata su un consiglio di sorveglianza (incaricato di tenere i rapporti con i soci e i loro rappresentanti) e uno di gestione improntato a una logica collegiale. Lo stesso peso ricoperto dai sindacati in Bipiemme sembra però essere un ostacolo agli occhi del corpo sociale lodiano.
Dove al contrario è apprezzato l’approccio di Bper che, come ha specificato l’amministratore delegato Guido Leoni, pensa a una fusione alla pari attraverso due concambi azionari e un possibile premio in denaro così da arrivare a una unica holding quotata.

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