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Pro-Palestina e Anpi bloccano il corteo per la caccia violenta alla Brigata ebraica

Manifestazione ostaggio degli estremisti. Agli ebrei: "Siete saponette mancate"

Pro-Palestina e Anpi bloccano il corteo per la caccia violenta alla Brigata ebraica
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Non c'è stata liberazione, piuttosto l'ennesima gazzarra. L'81esimo anniversario della Resistenza, quello che doveva essere la grande parata dell'unità antifascista, si è trasformato ieri pomeriggio in un groviglio di tensioni, fischi, cordoni di polizia e spaccature insanabili in seno alle varie anime del corteo.

A romperlo non sono stati i nostalgici di Salò (quelli, i Do.Ra. di Varese, hanno fatto il solito teatrino marginale con saluti romani e "Presente" ai camerati della Rsi e sono stati denunciati come da copione). A bloccare tutto è stato il serpentone pro-Palestina, la nuova anima "rivoluzionaria" del centrosinistra milanese.

Dalle 14 in poi, a Porta Venezia, il corteo principale Anpi, ex combattenti, gonfaloni, sindacati, Pd non è riuscito a partire. All'incrocio con via Senato, lo spezzone della Brigata ebraica è stato letteralmente preso d'assedio dai manifestanti pro Palestina e da quelli del Coordinamento per la Pace. "Fuori, fuori!", "Vergogna!", "Via i sionisti dal 25 Aprile!", "Assassini!" urlavano in coro, bandiere palestinesi sventolanti. Emanuele Fiano (Pd) è stato apostrofato con una frase tremenda: "Siete solo saponette mancate". Del resto il presidente nazionale Anpi, Gianfranco Pagliarulo, aveva già dichiarato prima della partenza: "La bandiera di Israele non può sventolare. Quella ucraina sì, quella israeliana no" Così le bandiere bianche e azzurre sventolate dalla Brigata sono state vista come una provocazione.

Le forze dell'ordine hanno formato un cordone in mezzo alla carreggiata di corso Venezia per proteggere la Brigata ebraica. Solo una piccola testa del corteo, quella "moderata", con il sindaco Sala in testa, è riuscita quindi a sfilare fino a piazza Duomo. Il resto è rimasto bloccato per quasi due ore di stallo all'angolo tra via Senato e corso Venezia. Un tempo infinito sotto il sole della bella giornata di ieri. Infine, fra fischi e applausi, insulti e grida "fuori, fuori", la polizia in tenuta antisommossa ha scortato lo spezzone della Brigata fuori dal corteo. L'uscita è stata accompagnata da contestazioni ancora più forti e attimi di tensione.

A quel punto il fronte antifascista rimasto fermo si è spezzato in due: in Duomo, con il sindaco Sala in testa, erano già arrivati i moderati; in piazza San Fedele, dietro Palazzo Marino è giunto a quel punto il Coordinamento per la Pace per protestare contro il mantenimento del gemellaggio con Tel Aviv da parte del sindaco Sala, definito "una vergogna". Sul loro furgone bandiera palestinese, Cuba, Venezuela e Iran.

E i duri e puri palestinesi con i centri sociali? Non hanno mai raggiunto piazza Fontana dove in origine, passando per corso Monforte e via Visconti di Modrone, avrebbe dovuto terminare il loro spezzone corteo. Dopo un interminabile andirivieni di trattative sempre sfumate con le forze dell'ordine sul prosieguo del corteo - che ha avuto solo il risultato di bloccare la città dove era in corso il sabato del Salone del Mobile, quindi affollatissima - il serpentone dei manifestanti si è diretto attraverso via Senato in piazza Cavour, quindi ha ripreso la via Palestro e corso Venezia, per terminare alla spicciolata, a partire dalle 18.15, in piazza Duomo dove ha continuato ad arrivare a ondate la manifestazione, fino a un'ora più tardi.

Nel troncone dei centri sociali e ProPal migliaia di persone, bandiere della pace, striscioni con i nomi dei lager, ma il vero bersaglio era Israele, accusato di "ammazzare bambini". Venditori di gadget comunisti, musica, birre e slogan contro la premier Giorgia Meloni.

"Cacciare Giorgia Meloni e il suo governo di nostalgici del ventennio guerrafondai, razzisti e nemici dei lavoratori" recitava un volantino.

Il risultato è stato un 25 Aprile dimezzato e amaro. Invece di unire contro ogni totalitarismo, è diventato l'ennesima piazza divisa.

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