Tutto in casa, senza fare bandi o concorsi. La Provincia «liquida» la società «Promo Provincia», uno dei suoi fallimenti politici più clamorosi, ma gestisce direttamente la cosa, tirando fuori altri soldi pubblici. È duro lattacco portato dai consiglieri di opposizione, guida da Alfonso Gioia e Daniele Biagioni dellUdc che rilanciano una vecchia battaglia dell«arancione» Massimo Pernigotti chiedendo una riunione di commissione interamente dedicata al problema. Una riunione che peraltro non basta a chiarire le loro perplessità. Anzi le aumenta.
«La società è in liquidazione e cè un solo bene di proprietà che possa portare qualche introito ed è la sede - sottolinea Biagioni - Però la Provincia ha deciso di acquistare questo immobile offrendo un milione di euro. È inammissibile. Sarebbe necessario fare un bando per vedere chi è interessato allacquisto, per fare in modo cioè di ottenere il massimo dalla vendita. Oltretutto quel milione di euro sono soldi pubblici, dei cittadini». Il fatto è che la questione non si chiude qui. Tantomeno si chiude la borsa di Palazzo Spinola. Perché lacquisto della ex sede Promo Provincia è stato fatto allo scopo di dare uno spazio allistituto tecnico agragrio Marsano, alla continua ricerca di una succursale.
«Per adeguare i locali e adibirli a scuola la Provincia andrà però a spendere altri 6-700mila euro», fanno notare i consiglieri dellUdc Gioia e Biagioni. Ma neppure questi soldi sembrano esaurire le spese. Perché secondo gli esponenti dellopposizione, che tra laltro fino a pochi mesi fa erano parte del gruppo del Pd dal quale sono usciti in dissenso alle scelte della maggioranza, vanno considerati anche tutti i soldi che la Provincia spende per aver riassorbito i dipendenti della società in liquidazione in «Atene», il nuovo «Centro di eccellenza per linnovazione formativa». Non solo.
La Provincia si paga il debito per la società fallita
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