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Quando De Felice raccontava la nascita dei rapporti tra il Duce e Hitler in ascesa

In questo articolo il grande storico anticipava alcuni dei temi fondamentali delle sue ricerche

Quando De Felice raccontava la nascita dei rapporti tra il Duce e Hitler in ascesa

Per gentile concessione dell'editore Luni pubblichiamo in questa pagina uno degli articoli contenuti nella monumentale raccolta Scritti giornalistici di Renzo De Felice. Nello specifico la parte più significativa di un articolo pubblicato il 19 febbraio 1968 che analizzava i primi rapporti tra Mussolini e Hitler

La letteratura storica e la memorialistica intorno ai rapporti fra l'Italia fascista e la Germania nazionalsocialista e, più in particolare, fra Mussolini ed Hitler sono ormai così copiose da costituire da sé sole una piccola biblioteca. Eppure, salvo pochi e parziali contributi, pochissimo si sa intorno al primo periodo di questi rapporti. Per i primissimi contatti a cavallo della marcia su Roma le notizie più precise sono forse ancora quelle fornite nelle sue memo rie da Kurt Lüdecke, il primo corrispondente in Italia dell'organo nazista Völkischer Beobachter. E anche sui rapporti successivi, sino all'andata al potere di Hitler, le notizie sono scarse, imprecise e talvolta contraddittorie. Basti dire che non è ancora sicuro neppure se negli anni precedenti il 1933 Hitler (come risulterebbe da una testimonianza diretta di Anton Giulio Bragaglia, che non trova però conferme) sia venuto o no in Italia per chiedere aiuti e consigli a Mussolini.

In attesa di tornare più ampiamente su questa prima fase dei rapporti Mussolini-Hitler (a quest'epoca il maestro era Mussolini e Hitler mostrava di tenere in gran conto i suoi consigli, che secondo gli intermediari fascisti che lo avvicinarono ascoltava "con malcelata gioia e convintissima attenzione, lieto ed orgoglioso insime dell'interessamento e della simpatia che il duce nutre per la sua opera"), vogliamo però anticipare una pagina di questi primi contatti, quella relativa all'andata al potere di Hitler nel 1933 e ciò non solo per il suo intrinseco interesse, ma anche perché da essa risulta una partecipazione fascista al successo hitleriano fin qui ignorata.

Per tale ricostruzione ci serviremo dei rapporti inviati a Mussolini in questo periodo (e conservati tre documenti della sua segreteria particolare) da alcuni uomini di fiducia dello stesso Mussolini che ebbero il compito di tenere i contatti con Hitler e i suoi collaboratori.

Per questi contatti il duce si servì di varie persone, quasi sempre estranee alla diplomazia ufficiale, che di volta in volta erano inca ricate di raccogliere elementi di prima mano sulla situazione tedesca e sull'azione politica dei nazionalsocialisti e di stabilire contatti con i vari gruppi tedeschi di destra. Chi però ebbe il ruolo importante fu il maggiore Giuseppe Renzetti, un esperto di cose tedesche, in Germania da molti anni, e che fu una sorta di tramite particolare di Mussolini con i nazisti e con gli altri gruppi e partiti della destra.

Il primo rapporto in cui si è posta la questione di una puntuale andata al potere di Hitler porta la data del 20 giugno 1931. Due giorni prima il suo estensore si era incontrato a Monaco con Hitler. Secondo quanto Mussolini aveva suggerito, egli aveva fat to osservare ad Hitler che l'azione politica nazista sarebbe stata probabilmente meglio diretta dalla capitale che non da una città periferica come Monaco. A questa osservazione Hitler "si è dimostrato compiaciuto (...) dicendomi che questa era una prova dell'interessamento benevolo di V.E. nei riguardi del socialnazionalismo germanico, ma mi ha confermato (...) le ragioni per cui egli crede di non trasferire a Berlino la sede centrale del partito". A Berlino se condo Hitler il nazismo contava "troppi avversari, soprattutto da parte delle autorità prussiane" ed egli non avrebbe potuto "trovare quella calma di lavoro necessaria a rafforzare ed estendere la sua organizzazione". "Berlino dice Hitler non è Roma. Da Roma alitano le tradizioni e la cultura di 2000 anni: Berlino, invece, è una grande città per metà americanizzata per metà Kulturlos (sic!) e senza tradizioni. Le tradizioni, seppure vi sono, risiedono a Postdam, non a Berlino".

Hitler era poi passato a parlare della situazione politica delle sue prospettive: "Circa la tattica da lui seguita, il signor Hitler mi ha riaffermato (...) che (...) egli non può arrivare al potere che a traverso vie legali. Tentare un colpo di mano con la violenza egli sostiene sarebbe follia perché i suoi uomini, pur essendo fedelissimi e pronti a un suo cenno, si troverebbero di fronte non solo alla Polizia, ma alla Reichswehr, entrambi strumenti ciechi composti di mercenari (Sòoldnertruppen) che sparerebbero senza pietà".

Una osservazione quest'ultima, come si vede, tutt'altro che priva per noi di interesse e che corrisponde in buona parte alle conclusioni alle quali è per venuta la più recente storiografia tedesca a proposito dei rapporti Reichswehr-Nsdap.

Questo in giugno. Molto più importante è però un rapporto del Renzetti di cinque mesi dopo, datato Berlino 20 novembre 1931. Da esso risultano almeno tre fatti di notevole interesse. Primo, che Hitler teneva molto a potersi recare a Roma "a rendere omaggio al duce" (che, per altro, fece orecchie da mercante, così come, del resto, avrebbe fatto ancora nel giugno dell'anno successivo quando Hitler rinnovò la richiesta).

Secondo, che Mussolini aveva fatto mettere in guardia Hitler sul pericolo "che correrebbe il nazionalsocialismo se si legasse mani e piedi al Centro per formare un gabinetto di coali zione" e che Hitler lo aveva rassicurato che avrebbe tenuto "sommo conto" dell'avvertimento e che non avrebbe stretto accordi "senza prima essersi assicurato di poter effettivamente comandare". Terzo e ben più importante , che, continuando "gli screzi tra i Nazi e gli al tri gruppi nella destra", il Renzetti contava, "per tentare di eliminarli almeno in parte", di riunire "a casa mia venerdì 27 i rappresentanti dei gruppi stessi". "Io vorrei giungere scriveva a questo proposito a far fondere il partito tedesco-nazionale in quello nazionalsocialista e far diventare gli Elmetti la milizia del partito di Hitler. Pur sapendo che ostano a ciò difficoltà non lievi, non dispero di riuscire". Quest'ultima parte del rapporto è senza dubbio la più importante e nuova. Essa dimostra infatti una partecipazione attiva del fascismo alle vicende politiche tedesche sin qui ignorata e che autorizza pen sare che Mussolini, pur non nutrendo eccessiva stima e fiducia nei nazisti e non volendo compromettersi troppo con loro (il rifiuto di ricevere a Roma Hitler è indicativo), non escludeva un loro successo e in quest'eventualità voleva essere con essi dei migliori rapporti, sino al punto di offrire, sia pure indirettamente, i suoi buoni uffici per loro accordo con le altre forze nazionali tedesche.

Nel '32, rafforzandosi sempre più la posizione di Hitler,

quest'azione politica sotterranea dovette anzi svilupparsi ulteriormente. Ne sono conferma altri rapporti, tra i quali soprattutto alcuni del gennaio 1933, dei giorni cioè che videro la nomina di Hitler a cancelliere del Reich.

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