Quando i romani sbarcarono in America

Lo sostiene in un saggio Elio Cadelo che che racconta i viaggi nel "nuovo Continente" avvenuti molto prima di quello "ufficiale" di Colombo. Viaggi che hanno lasciato numerose tracce: monete, statuette, tombe, e persino un nave

Quando i romani sbarcarono in America

A scoprire le Americhe, ufficialmente raggiunte dalle caravelle di Cristoforo Colombo nel 1492, sono stati gli antichi Romani, esperti nell'arte della navigazione, sbarcando nel Nuovo Continente molti secoli prima, così come fecero altre civiltà marinare del passato. È la testi sostenuta, con documentate argomentazioni scientifiche, dal giornalista Rai Elio Cadelo, nel saggio «Quando i Romani andavano in America» (Palombi Editori), presentato dall'autore a Trieste, presso la Libreria Minevra, nel corso di un incontro moderato dalla giornalista Marina Silvestri, cui sono intervenuti Luigi Fossati, soprintendente per i Beni archeologici del Friuli Venezia Giulia, e Giuliano Piovan, capitano di lungo corso, consulente navale e scrittore.

Cadelo, Premio Enea 1999 per la divulgazione scientifica, compone un suggestivo e articolato racconto tra scienza e conoscenza dei viaggi nel «nuovo Continente» avvenuti molti secoli prima di quello «ufficiale» di Colombo. Viaggi che hanno lasciato numerose tracce, come monete, statuette, tombe, e persino un nave. Di queste testimonianze inedite, sia archeologiche sia letterarie e tecnologiche, è ricco il saggio già uscito nelle librerie italiane e accolto dal pubblico con molta curiosità e interesse. «La cultura scientifica e le basi teoriche di matematica, astronomia e geografia in possesso del mondo antico - ha spiegato Cadelo - dimostrano come i Romani conoscessero la scienza nautica e avessero anche imbarcazioni adatte per attraversare l'oceano Atlantico».Un corpus di dati, documenti e informazioni scientifiche che Cadelo ha passato al setaccio in collaborazione con astronomi dell'Istituto Nazionale di Astrofisica, storici del Consiglio Nazionale delle Ricerche, scienziati dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, dell'Enea, di ammiragli e di personalità del mondo della scienza. «Un saggio accuratissimo e nuovo nel panorama saggistico italiano - ha sottolineato Marina Silvestri, coordinatrice dell'incontro, - con prefazione scritta, non a caso, da un astrofisico, Giovanni Bignami, perchè il libro ha ampie trattazioni sull'astronomia, la scienza, la geografia, la nautica». Secondo Piovan, le avvincenti pagine di Cadelo, «affascinante crociera nella storia e raccolta di scoperte su cui meditare, dimostrano che non si deve mai interrompere la ricerca scientifica, specie sul nostro passato, spesso controverso e misterioso, ma sempre ricco di sorprese». Fozzati ha commentato: «Per noi archeologi questo libro è un sasso buttato nello stagno. Contiene molte verità, indicazioni storiografiche interessantissime, ponendo interrogativi e lanciando sfide». «I Romani erano un popolo di grandi navigatori, - ha detto il giornalista e divulgatore che cura per la Rai servizi di approfondimento su temi scientifici e tecnologici d'attualità. - Nell'espansione dell'Impero a Oriente - ha aggiunto - i Romani commerciavano con l'India, la Cina e l'Indonesia. E le loro esplorazioni raggiunsero e superarono la Nuova Zelanda. Ma non solo. Navigarono anche lungo le coste atlantiche dell'Europa - ha concluso - fino alle Isole Orcadi e all'Islanda, e anche molto al di là di quei lidi».