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Quella stoccata segreta di Meloni, il gran caos iraniano e Salis: quindi, oggi…

Quindi, oggi…: vi beccate anche vecchi pensieri, l’informativa della premier e Bonin

Quella stoccata segreta di Meloni, il gran caos iraniano e Salis: quindi, oggi…

  • Devo scusarmi con gli assidui lettori di “Quindi, oggi…” per la prolungata assenza. Ma ho battezzato mia figlia Celeste la notte di Pasqua e il dio delle rubriche ha voluto punirmi regalandomi un’intera settimana di virus gastrointestinale. È come se mi avesse detto: non provare mai più a prenderti una pausa.

  • Meloni oggi in Aula l’ho sentita combattiva, ma spenta nel tono. Appare affaticata e chi non lo sarebbe, con tutto il casino iraniano?

  • Però mi ha fatto sorridere la stoccata rifilata a quel parlamentare dell’opposizione (si vocifera sia Francesco Boccia, immortalato a Marrakesh a Pasqua) che le contestava i viaggi nel Golfo mentre lui se ne stava “in località esotiche”. Adoro.

  • Dicevano che lo stretto di Hormuz non fosse possibile chiuderlo. Ed è vero. Ma nella vita a contare sono i soldi. E quando le navi rischiano di dover pagare cifre abnormi per le assicurazioni marittime, si guardano bene dal tentare la sorte di fronte alle minacce iraniane. Forse Trump non aveva fatto i conti con tutto questo. Ma è altrettanto vero che, se l’Iran non avesse patito enormemente i raid aerei americani, col cavolo che si sarebbe seduto al tavolo delle trattative di Islamabad.

  • La Commissione Covid un po’ mi annoia, lo ammetto. Roba di tanto tempo fa. Però fa sorridere che i giornali che si sono buttati a capofitto su un selfie di Meloni con un pentito di mafia, come se i politici non si facessero foto con chiunque, abbiano fatto spallucce di fronte all’avvocato che si spacciava per amico di Giuseppe Conte e chiedeva il 10% sulle commesse per le mascherine Covid. Mah.

  • Complimenti a questo giornale per aver pizzicato Ilaria Salis con la stessa residenza del suo collaboratore parlamentare. Visto che lei sostiene non si tratti del suo partner, dobbiamo crederci. Ma certo fa arricciare il naso il fatto che abbia deciso di cambiare residenza proprio dopo quel famoso controllo di polizia in cui era stata trovata in hotel col Bonnin. Non credo alla fine si tratti di uno scandalo mastodontico, ma fa ridere e non poco che Ilaria caschi di nuovo sulla “casa”. Stavolta, almeno, a quanto pare, non era occupata.

  • Per questo vi incollo a seguire anche riflessioni che magari potrebbero apparirvi “vecchie”: le ho vergate nei giorni scorsi, ma chissenefrega.

  • Ho letto tutte, dico tutte, le analisi del giorno dopo la disfatta mondiale dell’Italia. Ragionamenti intelligenti. Il nostro calcio che deve ripartire. Il fallimento del sistema. Gravina dimettiti. Eccetera eccetera eccetera. Ma la verità è che siamo scarsi, punto. Abbiamo difensori di media fascia, centrocampisti bravini, attaccanti che giocano in squadre che manco si avvicinano ai livelli delle competizioni europee. Insomma: puoi prendertela con chi vuoi, ma banalmente siamo scarsi. E magari, con meno sfortuna, questa estate avremmo pure fatto il mondiale, ma non saremmo andati oltre le prime tre partite. Fine.

  • Dal 2006 ad oggi siamo passati da Totti, Del Piero e Pirlo a Bastoni, Barella e Retegui. Occorre aggiungere altro?

  • Aggiungerei anche un po’ di colpe al mondo giornalistico sportivo, il quale — si capisce — deve pur campare e quindi cercare di tenere a galla un mondo da cui dipende anche la loro pagnotta. Però, dico però, da 12 anni ormai spacciamo per “campioni” giocatori poco più che discreti e ci arrovelliamo su schemi e strategie quando non abbiamo nessuno in grado di accarezzare davvero il pallone.

  • Dice Renzo Ulivieri: “Va valutato il movimento nella sua interezza e bisogna ricordare gli ottimi risultati del settore giovanile e quelli del calcio femminile. Il nostro calcio è nel complesso in salute. Il nostro grande problema è che i giovani migliori, che a livello giovanile ottengono grandi risultati, poi non fanno il salto di qualità e il motivo è da ricercare nel fatto che non li si fa giocare in campionato”, conclude Ulivieri. Toc toc, Ulivieri: ma secondo lei, se gli allenatori delle squadre di Serie A non fanno giocare i giovani italiani, è perché sono scemi? Oppure perché ritengono che gli altri siano più forti dei nostri ragazzi? Il punto è che forse i grandi risultati delle giovanili non sono poi così importanti se non riusciamo mai a far emergere un campione. Oppure siamo troppo concentrati a replicare il tiki-taka sin dai pulcini per produrre un fenomeno con estro e inventiva. Non lo so. Magari siamo fissati coi passaggini e finiamo col produrre giocatori incapaci di provare a saltare l’uomo. E chi li istruisce, gli allenatori? Chi dà loro il tesserino per scendere in panchina? Suvvia.

  • Domanda idiota di Beppe Severgnini: “Rino Gattuso è una brava persona, ma perché Carlo Ancelotti allena il Brasile?”. Facile. Perché Ancelotti è il più grande allenatore italiano in circolazione e si guarda bene dal buttarsi in questa follia alla guida di una banda di giocatori di seconda fascia. Dobbiamo prenderne atto, punto.

  • Ma voi vi rendete conto che i nostri impianti sportivi sono obsoleti, che non abbiamo ancora neppure gli stadi di proprietà, che nel giorno in cui l’Italia fallisce il mondiale la Procura di Milano apre un’indagine senza senso per la vendita di San Siro alle due squadre della città? (A chi doveva darlo il Comune: a Babbo Natale per impiantarci la fabbrica di giocattoli?). Siamo un Paese morto, nel senso che siamo rimasti indietro, in tutto. Siamo il Paese delle burocrazie, attentissimi a far fare 132mila visite mediche ai bambini per fargli fare un benedetto sport ma incapaci di costruire palestre in grado di accoglierli. Eccolo, il problema.

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