"Il silenzio deve finire", così afferma il nonno della protagonista alla fine del racconto, Quando la nonna ballava sotto la pioggia (Fazi, pagg.312, euro 19.50, tr. di Lucia Barni) della scrittrice norvegese Trude Teige. Un silenzio assoluto durato più di 80 anni. La nonna Thekla, da giovane, era stata, scacciata, bandita dalla famiglia e dalla comunità. Davanti alla casa una scritta denunciava la sua vergogna: "Puttana dei crucchi".
Appena la Norvegia si era liberata dall'occupazione tedesca, cominciarono le vendette contro i collaborazionisti, ma anche contro quelle ragazze che si erano innamorate dei tedeschi. Lui, in questo caso, era Otto, un soldato gentile, cui non piaceva Hitler e amava Thekla, che non era l'unica ragazza ad essersi innamorata di un giovane tedesco. Come lei, le ragazze che si erano legate ai tedeschi dovettero abbandonare la Norvegia. La sua biografia rispecchia un tratto esemplare di storia drammatica, vergognosa, mai raccontata. Si rifugia in Germania, sposa il suo Otto, lo segue in un paesino a est di Berlino e qui continua la tragedia: i russi avevano invaso e occupate quelle regioni. Otto viene ammazzato e Thekla violentata in uno stupro di massa dei sovietici.
Il racconto si dipana per tre generazioni, ma è la prima la più tragica, che dà significato e spessore al libro raccontando un dramma che coinvolse tantissime ragazze norvegesi. Le peripezie di Thekla si snodano nella Berlino delle macerie, in cui la ragazza cerca disperatamente di trovare la Missione norvegese per tornare a casa. E qui un ulteriore tassello del dramma: per tornare la famiglia deve fornire il denaro per il viaggio. Ma la famiglia rifiuta. Solo dopo anni Thekla viene a sapere che era stato il fratello partigiano ad aver respinto la richiesta: non poteva accettare più la sorella, la puttana dei crucchi.
La Resistenza era stata particolarmente aspro contro il governo fantoccio imposto dai nazisti. Proprio la durezza della lotta spiega la spietatezza dei partigiani, come pure l'ostilità e l'incomprensione verso le ragazze, che dopo la caduta del Reich, dovettero abbandonare la Norvegia, che poi, spesso vedove o abbandonate, fecero di tutto per tornare. Nell'Archivio Nazionale vi è una sezione riservata: Archivio dei Traditori della Patria, in cui sono conservate le tracce della cosiddetta vergogna, su cui per decenni è calato il silenzio fino ai nostri giorni. Solo ora si comincia a fare pace con il passato, con tutti i passati, quelli poi di tanti destini impolitici: Thekla amava Otto, come si ama a vent'anni, con passione, al di là delle ideologie. Ci pensò la storia a insegnarle la crudeltà della vita, appresa tra la violenza brutale dei russi e la distruzione della Germania, le macerie di Berlino, dove la ragazza attende disperata di poter rintracciare un ufficio norvegese vivendo insieme agli altri disperati in scantinati in miseria, ma anche con esempi di toccante umanità, che è la forza che ha salvato quella generazione.
Alla fine la ruota gira nel senso giusto: la giovane conosce un marinaio norvegese, senza pregiudizi, che la salva, la riporta a casa, e poi la sposa. E vissero felici e contenti. Fino a un certo punto. Nasce Lilla, la figlia dello stupro, riconosciuta e amata, che, oramai giovane donna, s'innamora e come capita - resta incinta, ma lui, il bravo ragazzo, la lascia perché la famiglia di un certo rango sociale viene a sapere che la madre di Lilla, era stata una puttana dei crucchi e si oppone al matrimonio, rovinando la vita di Lilla. L'ultimo anello è la terza generazione, quella della narratrice, Juni, che, sposata, fugge dal marito violento (probabilmente un bravo norvegese democratico), si rifugia su un'isola, nella casa dei nonni ormai morti, e nell'ordinare le carte, trova una foto della nonna da giovane con un soldato tedesco. Si scopre così il segreto ignominioso della famiglia. Non più una lettera, un manoscritto, bensì una foto, come aveva teorizzato Roland Barthes in Camera obscura: è una svolta epocale nella comunicazione letteraria.
Ma lettera o foto, resta la storia: una giovane donna abbracciata a un tedesco.
Oggi finalmente si può narrare la sua storia, una storia di dolore, ma anche di felicità come quando Thekla balla sotto la pioggia e quel ballo conciliatore e benedetto l'accompagna per tutta la vita come consolazione e assoluzione per una donna che aveva saputo amare, veramente.