"Nel 2016 al primo turno vinsi solo di un punto e nei 15 giorni prima del ballottaggio, che sono fondamentali, se il centrodestra non avesse litigato al suo interno non so come sarebbe finita". Lo ha ammesso ieri il sindaco Beppe Sala per suonare l'allarme al centrosinistra: "A Milano la partita è aperta e il centrodestra ha certamente le chance per giocarsela". Perché è vero che, Referendum sulla Giustizia a parte, in città negli ultimi 10 anni ha sempre vinto anche in controtendenza con il resto del Paese o la regione, dalle Politiche alle Europee, ma "quando si vota sul sindaco la gente vuole sentirsi rassicurata che chi si siede su questa scomoda poltrona abbia voglia di lavorare e resistere, anche 10 anni". Tutto insomma dipende dal nome, e nel 2016 il manager Stefano Parisi "era un avversario molto insidioso". Sala ne ha parlato sul palco di "Direzione Nord", la maratona di incontri promossa dalla Fondazione delle Stelline ieri presso l'auditorium di Assolombarda. Una carrellata di oltre 70 relatori. Dopo Sala tocca alla vicepresidente Fi del Senato Licia Ronzulli che, in controtendenza rispetto alla linea tenuta finora dai vertici del partito, frena sul nome civico del centrodestra per il dopo Sala e non pone veti (anzi) sull'ipotesi del leader di Noi Moderati Maurizio Lupi: "É un politico di lungo corso che ha avuto visione, perché non candidarlo?". Mentre "essere un bravo imprenditore non significa automaticamente essere un bravo amministratore". Un doppio assist che viene raccolto da Lupi, sul palco per un "a tu per tu" col presidente delle Stelline Fabio Massa intorno alle 12 e 30. "Se anche Sala dice che la partita è aperta vuol dire che il centrodestra può veramente tornare a governare questa città se si rimette in gioco e individua un percorso serio e credibile. L'ha capito anche Sala che il centrosinistra nel 2027 perde". Si sfila a parola dal toto nomi ma ci crede, eccome, ha praticamente convinto tutta FdI a supportarlo e sottolinea le parole di Ronzulli: "Mi fa piacere che finalmente che anche da parte di Fi sia caduto un velo, che poi era teorico, sul candidato politico. Si è capito che non c'è bisogno di fare X Factor. A Milano la politica deve tornare ad essere protagonista. Dopo le Comunali del 24/25 maggio faremo un primo incontro per discutere". E agli alleati che sembrano dare la partita un po' per persa dice: "Lo sconfittivismo fa del male. Noi possiamo vincere seriamente". Il coordinatore regionale Fi Alessandro Sorte ribadisce da mesi che serve un civico (anche) per allargare ad Azione. Lupi sostiene che "rincorrere Godot da molto male. Carlo Calenda sostiene Sala e ha detto con chiarezza che a Milano vuole continuare a sostenere il centrosinistra". Il leader di Azione arriva poco dopo e assicura che "Lupi sindaco non lo sosterremo mai, con tutto il rispetto e l'affetto per lui che ha fatto il ministro e non lo faceva neanche male. Ronzulli invece è la corrente di Fi che cerca di tenere la barra più a destra possibile". Per il 2027 è aperto a discutere con tutti su "un nome serio e pragmatico". Il patron del Panino Giusto Antonio Civita che si è messo a disposizione del centrodestra e Lupi si augura che "la disponibilità dei civici non sia solo per fare il sindaco ma per fare l'assessore, partecipare alla costruzione di un progetto". Dall'area leghista è spuntato invece il nome dell'ex presidente di Assolombarda Alessandro Spada. Che in questi mesi ha sondato il terreno anche tra i colonnelli FdI, che per ora lo descrivono "poco convinto". Dal segretario provinciale della Lega Samuele Piscina arriva una spinta a Spada ("nomi migliori io per ora non ne ho sentiti") e un alt a Lupi: "Evitiamo fughe in avanti. È un alleato di valore ma è evidente che ad oggi il suo nome non è riuscito a compattare tutta la coalizione o sarebbe già stato incoronato. Milano chiede una svolta. Scegliamo rapidamente una figura super partes. Un nome uovo, autorevole e trasversale".
Il presidente FdI del Senato Ignazio La Russa, tra i main sponsor di Lupi, avverte: "No a veti e contro veti, non mi va che sia scelto qualcuno non per vincere, ma per la necessità di non avvantaggiare qualcuno. A buon intenditore poche parole".
Sala intanto si prepara al vertice di maggioranza in programma venerdì. E sui timori per la biblioteca Sormani in vista della Beic afferma: "Rimarrà un luogo di cultura e di libero accesso, non intendiamo fare speculazioni".