Siete sempre in stato d'ansia? Che cosa non va nel vostro corpo

L'eventuale connessione è stata indagata dalla ricercatrice Juliya Onofriichuk dell'Ospedale di Kiev in Ucraina

Sono ben 6 milioni gli italiani che ne soffrono secondo recenti statistiche. Il 35% degli adulti, dunque, di età compresa fra i 25 e i 60 anni. L'ansia è una complessa combinazione di emozioni che includono paura, apprensione, preoccupazione. Esse quasi sempre si traducono in manifestazioni fisiche quali palpitazioni, dispnea, nausea e dolori al petto. Questi segni somatici sono l'espressione di un'iperattività del sistema nervoso centrale e, di conseguenza, della reazione messa in atto dal sistema simpatico nota come "attacco e fuga". L'ansia (il termine deriva dal latino"angĕre", ovvero "stringere") può esistere come disturbo cerebrale primario oppure può essere associata ad altre patologie, incluse quelle di tipo psichiatrico (schizofrenia, depressione). La problematica si distingue dalla paura propriamente detta in quanto, rispetto a questa, è vaga, aspecifica e deriva da un conflitto interiore.

La distinzione tra ansia fisiologica e ansia patologica è fondamentale. La prima è uno stato di tensione psicologica e fisica che consente un'attivazione generale di tutte le risorse del soggetto, in modo tale da permettere l'attuazione di comportamenti indispensabili per l'adattamento. Questa tipologia è diretta contro uno stimolo reale, spesso noto. La seconda, invece, disturbando anche gravemente il funzionamento psichico, determina una limitazione delle capacità adattative dell'individuo. Può essere vaga o rivolta verso specifici oggetti e/o eventi. Chi la sperimenta prova sentimenti di incertezza e di smarrimento riguardo il futuro. Non raramente tali sensazioni sono così marcate e spiacevoli da indurre il paziente a mettere in atto strategie di evitamento in caso di situazioni ritenute potenzialmente pericolose o di controllo mediante rituali di vario genere.

La comparsa dell'ansia è favorita da una serie di fattori di rischio ereditari, biologici e inconsci. Alcuni studi genetici hanno evidenziato come in circa il 50% dei casi i soggetti con problematiche ansiogene abbiano almeno un familiare affetto da una patologia analoga. Secondo altre ricerche condotte sul cervello umano, il disturbo sarebbe l'esito di un'alterazione della quantità di neurotrasmettitori, come ad esempio un'eccessiva produzione di noradrenalina o, al contrario, una ridotta secrezione di GABA e di serotonina. Per Sigmund Freud l'ansia deriverebbe da un conflitto inconscio radicato nell'infanzia o in grado di svilupparsi durante la vita adulta. Lo stesso viene così allontanato dalla coscienza mediante meccanismi di difesa e relegato nell'inconscio.

Uno studio che sarà presentato al congresso virtuale della Società Europea di Endocrinologia da Juliya Onofriichuk dell'Ospedale di Kiev in Ucraina ha rivelato che l'ansia potrebbe derivare da una disfunzione della tiroide. I ricercatori hanno analizzato gli esami del sangue e la funzione tiroidea di 56 pazienti affetti da disturbi ansiogeni e attacchi di panico. Dall'indagine è emerso che in presenza di problemi di ansia si registra uno stato di infiammazione della tiroide e talvolta anche disfunzioni dei livelli plasmatici degli ormoni tiroidei. Sono stati, altresì, individuati auto-anticorpi specifici espressione della cosiddetta tiroidite di Hashimoto. Secondo Onofriichuk un trattamento di due settimane con un classico antinfiammatorio e con la tirossina non solo è in grado di normalizzare la funzione tiroidea, ma mostra anche benefici sui sintomi dell'ansia.

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