C ilosì pesce grasso nella dieta aiuta l'emicrania

L'importante scoperta relativa alla patologia che colpisce 4 milioni di persone in tutto il mondo è opera dei ricercatori del National Institute on Aging, del National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism e dell'Università della Carolina del Nord

Emicrania, una dieta con più grassi di pesce può ridurla

L'emicrania è una delle cause più frequenti di dolore cronico. I suoi effetti si riverberano negativamente sul lavoro e sulla vita quotidiana. A soffrirne sono più di 4 milioni di persone in tutto il mondo, in particolare donne di età compresa tra 18 e 44 anni.

Secondo i ricercatori del National Institute on Aging (NIA), del National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism (NIAAA) e dell'Università della Carolina del Nord (UNC) una dieta ricca di pesce grasso può ridurre l'intensità e la frequenza dell'emicrania. Questo studio, pubblicato su "The BMJ", è stato condotto su 182 partecipanti predisposti al mal di testa e ha ampliato il precedente lavoro del team sull'impatto dell'acido linoleico sull'algia cronica. L'acido linoleico è un acido grasso polinsaturo che deriva da mais, soia, noci e semi.

In passato, valutando il possibile ruolo dell'acido linoleico nell'infiammazione dei tessuti e delle vie di elaborazione del dolore correlato all'emicrania del nervo trigemino, si è giunti alla conclusione che una dieta con meno acido linoleico e più ricca di acidi grassi omega-3 potrebbe lenire questa flogosi. Per 16 settimane i partecipanti sono stati assegnati in maniera casuale a uno dei tre piani di dieta sana. Tutti hanno ricevuto un kit pasto che includeva pesce, verdure, hummus, insalate e prodotti per la colazione. Al primo gruppo sono stati assegnati pasti con ampie porzioni di pesce grasso, mentre l'acido linoleico era ridotto. Il secondo gruppo ha avuto pasti con vaste porzioni di pesce grasso e di acido linoleico. Al terzo gruppo, infine, sono toccati pasti con alti livelli di acido linoleico e porzioni ridotte di pesce grasso.

Durante la sperimentazione i partecipanti hanno monitorato il numero di giorni, la durata e l'intensità dell'emicrania. È stata anche analizzata l'eventuale incidenza del mal di testa sulle capacità lavorative e sociali e il bisogno di assumere farmaci antidolorifici. All'inizio della ricerca i soggetti avevano una media di più di 16 giorni di cefalea al mese, oltre cinque ore di emicrania al giorno e punteggi di base che mostravano un grave impatto sulla qualità della vita nonostante l'uso di medicinali appositi. La dieta a basso contenuto di olio vegetale e con maggiori quantità di pesce grasso ha ridotto del 30-40% le ore di mal di testa totale al giorno e di giorni complessivi di cefalea al mese rispetto al gruppo di controllo. Nonostante questi dati positivi, sono stati lievi i miglioramenti rilevati nella qualità complessiva della vita.

«Questa ricerca - ha affermato Luigi Ferrucci, direttore scientifico della NIA -ha fornito prove intriganti del fatto che i cambiamenti nella dieta hanno il potenziale di migliorare una condizione di dolore cronico molto debilitante come l'emicrania senza i relativi aspetti negativi dei farmaci». Ha aggiunto Chris Ramsden coordinatore dello studio: «Ecco un'ulteriore prova che i cibi che mangiamo possono influenzare i percorsi del dolore». Gli scienziati sperano di continuare a espandere questo lavoro per studiare gli effetti del regime alimentare su altre condizioni di algia cronica.

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