Cos'è la sindrome della morte psicogena

La sindrome della morte psicogena è una patologia psicologica caratterizzata dall’apatia e dalla solitudine. Porta al decesso. I soggetti più a rischio sono quelli che hanno vissuto un trauma dal quale non riescono a risollevarsi

L’apatia fatale è uno stato psicologico caratterizzato dalla solitudine e dall’isolamento. Scatena la sindrome della morte psicogena.

A confermarlo è lo studio condotto dalla Portsmouth University e diretto dal ricercatore britannico John Leach. Il fenomeno colpisce molte persone nel mondo anche se è poco conosciuto e studiato. I soggetti più a rischio sono i prigionieri di guerra o i superstiti ai naufragi e agli incidenti di aereo.

La morte psicogena causa il decesso in circa tre settimane dalla comparsa dei primi segnali d’allarme. Le persone colpite da questa sindrome si spengono lentamente. Il dottor Leach spiega che la morte psicogena non è un suicidio o una normale forma di depressione. Nel suo interessante e dettagliato articolo pubblicato sulla rivista scientifica Mental Hypotheses egli sostiene che la morte psicogena è un vero e proprio atto di arresa, di rinuncia a vivere. È tipico di chi ha vissuto un evento traumatico dal quale non riesce proprio a risollevarsi per ricominciare a vivere.

La morte psicogena viene vista come un modo per sfuggire al dolore e alla sofferenza, una forma di difesa. Il primo campanello d’allarme della morte psicogena è la volontà di isolarsi, di rinunciare a qualsiasi forma di interazione sociale perché la si ritiene inutile e priva di interesse. Chi ne soffre si rifugia nel proprio mondo caratterizzato dalla solitudine e dall’apatia. Si diventa persino incapaci di prendere qualsiasi tipo di decisione e iniziativa perché ci si sente demotivati e privi di energia.

L’apatia fatale che è alla base della morte psicogena è pericolosa perché conduce alla “disintegrazione della persona”. Nulla diventa degno di attenzione e interesse. Si diventa incapaci di provare emozioni. È come se si diventasse improvvisamente anestetizzati. Non si prova alcuna forma di gioia o sofferenza. È questo il livello della patologica considerato più preoccupante e devastante.

Il ricercatore John Leach sostiene che dalla sindrome della morte psicogena si può guarire. Necessaria è un’assistenza psicologica con la quale intraprendere un valido percorso terapeutico. Il processo dell’apatia fatale è considerato fortunatamente reversibile.