Vaccino anti tubercolosi, così può contribuire contro il Covid

Secondo gli scienziati dell'Università di Houston, in futuro potrebbe essere integrata ed estesa la protezione ai vaccini anti Covid già esistenti

Il vaccino anti tubercolosi potrebbe contribuire allo sviluppo del vaccino anti Covid

Nonostante gli sforzi senza precedenti per sviluppare vaccini anti Covid in tempi record, il patogeno continua a diffondersi rapidamente con l'emergere delle nuove varianti Delta e Omicron. Studi preliminari all'inizio della pandemia hanno constatato che nei Paesi in cui esistono programmi di vaccinazione Bacillus Calmette-Guérin (BCG), ovvero vaccini che combattono la tubercolosi, si potrebbero verificare meno casi di coronavirus. Anche la gravità degli stessi sarebbe ridotta. Gli scienziati dell'Università di Houston, con uno studio pubblicato su "Frontiers in Immunology", stanno ora riportando una reazione incrociata tra le due malattie che potrebbe aiutare a capire cosa sarebbe in grado di guidare l'immunità causata dalla vaccinazione BCG.

I ricercatori ritengono che la protezione contro il Covid indotta dalla vaccinazione BCG può essere mediata da linfociti a cellule T cross-reattivi che riconoscono i peptidi visualizzati dagli antigeni leucocitari umani di classe I (HLA-I) sulla superficie delle cellule infette. I linfociti a cellule T si sviluppano dalle cellule staminali e forniscono all'organismo una protezione dalle infezioni. I peptidi, invece, sono catene di amminoacidi collegati tra loro che possono derivare dalle proteine del virus o dalle proteine dell'ospite. Gli HLA, infine, sono recettori che mostrano questi peptidi al sistema immunitario.

Il team ha analizzato oltre 13,5 milioni di possibili coppie di peptidi cross-reattivi da tubercolosi e Covid. L'esame ha generato un ampio set di dati di cluster cross-reattivi che ha portato all'identificazione di 40 coppie di peptidi con potenziale cross-reattività con peptidi BCG. In particolare i peptidi Covid GEAANFCAL, GEVITFDNL e FIAGLIAIV hanno dimostrato in modo indipendente di indurre la risposta delle cellule T, la produzione di interferone gamma e la proliferazione dei linfociti nei pazienti affetti da coronavirus.

Inoltre, in studi recenti che focalizzano l'attenzione sugli aspetti dell'immunità cellulare nei pazienti Covid, vari peptidi appartenenti alla lista sono stati segnalati in quanto favoriscono l'attivazione delle cellule T. Secondo gli scienziati, dunque, lo sviluppo di vaccini a base di peptidi mirati ai coronavirus e che presentano cross-reattività con pool esistenti di cellule T di memoria potrebbe rivelarsi una strategia interessante per integrare ed estendere la protezione conferita dai vaccini anti Covid già esistenti.

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